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La strage di Bologna

«Paolo Bellini usato dai servizi segreti per compiti inconfessabili»

Evaristo Sparvieri
«Paolo Bellini usato dai servizi segreti per compiti inconfessabili»

I giudici di Bologna sulla sentenza di condanna all’ergastolo

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«Il numero, l’intensità, la specificità e la conformità degli elementi indiziari sopra esposti inducono ragionevolmente a ritenere che Paolo Bellini avesse intrapreso sin da giovane un'attività di collaborazione con i servizi di sicurezza, i quali lo avevano poi “utilizzato” nel tempo come un elemento idoneo per svolgere compiti non ortodossi, partecipando ad operazioni inconfessabili e ricevendone in contropartita agevolazioni, protezioni ed anche compensi in denaro, come si suppone abbia fatto nel caso della strage di Bologna». Lo scrive la Corte d’Assise di Bologna nelle motivazioni della sentenza di primo grado del processo mandanti della strage del 2 agosto 1980, per la quale la Primula Nera reggiana ed ex Avanguardia Nazionale, Paolo Bellini, è stato condannato all’ergastolo. Per i giudici, che dedicano un paragrafo al rapporto fra Bellini e i servizi segreti, «detta protezione gli era stata accordata inizialmente perché era latitante, ma poi nel tempo continuò ad essergli offerta, probabilmente per tenerlo al riparo dalle inevitabili conseguenze negative di una vita interamente dedicata al crimine».

Nelle motivazioni, sono elencate le tesi difensive degli avvocati di Bellini, come i diversi rapporti degli anni ’80 dei servizi segreti italiani, americani, tedeschi e brasiliani in cui si negava un arruolamento nel mondo dell’intelligence. Ma per la Corte la mancanza di riscontri non rappresenta un ostacolo all’ipotesi di un suo coinvolgimento, soprattutto in azioni riservate e segrete, passando in rassegna tutti gli indizi che mettono in luce l’esistenza di una relazione duratura nel tempo.

«All’esito di questa trattazione – scrive la Corte d’Assise presieduta da Francesco Maria Caruso – si può affermare che sono emersi nel processo elementi di prova diretta o anche soltanto indiziaria capaci di evidenziare l’esistenza di una relazione stretta ed anche reiterata nel tempo di Paolo Bellini con i servizi segreti».

Fra i punti elencati, ci sono «le dichiarazioni confessorie rese dallo stesso imputato circa alcuni incarichi ricevuti in gioventù, aventi il contenuto tipico di attività di intelligence; le coperture del Sid di cui aveva goduto dopo l’omicidio di Alceste Campanile; l’accertata esistenza di rapporti dell’imputato, per il tramite del padre Aldo, con il senatore Franco Mariani (dell’Msi, ndr) e con il dottor Ugo Sisti (ex procuratore di Bologna e poi capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, sostenitore delle piste alternative alla strage, smontate nella sentenza, ndr), soggetti entrambi aventi relazioni privilegiate con i servizi di sicurezza». E ancora: «Le protezioni godute durante la latitanza volte, da un lato, a consentirgli di vivere sotto una falsa identità e, dall’altro, a fargli ottenere permessi e licenze amministrative in modo rapido e senza reali controlli; le analoghe protezioni godute nel momento in cui vennero svolte indagini per accertare la reale identità di Roberto Da Silva; i rapporti intrattenuti con gli ex amici avanguardisti e con Gaetano Orlando in Paraguay».

Non mancano indizi riferibili al periodo dell’infiltrazione in Cosa Nostra: «I contatti con il mar. Tempesta e il modo stesso con cui Bellini riuscì, con apparente disinvoltura e semplicità, a presentarsi come mediatore tra le istituzioni e la mafia siciliana», «arrivando persino a dare loro dei suggerimenti, tra cui quello di minacciare di colpire il patrimonio artistico italiano». Il riferimento è alle stragi in Continente e all’ipotesi di far saltare la torre di Pisa: un attentato mai progettato a differenza di quelli di Roma, Milano e Firenze, che secondo Brusca fu suggerito da Bellini e Gioè, ma che secondo Bellini gli venne indicato invece da Gioè. Sull’argomento, Bellini annunciò in passato un querela contro Brusca.

Quanto alla appartenenza o meno ai servizi, i giudici di Bologna aggiungono: «Vi sono poi numerosi elementi di prova che inducono a ritenere come i primi rapporti con i servizi segreti da parte dell'imputato fossero stati mediati dalla figura paterna, uomo che dimostrava di essere stabilmente inserito in un contesto di intelligence (probabilmente in Gladio) e che si relazionava con il senatore Mariani, risultato a sua volta l'ordinante di alcuni incarichi impartiti a Bellini e con il Procuratore Sisti, soggetto che vantava relazioni privilegiate con i vertici del Sismi. In tale fase della sua vita l'imputato fruì di protezioni insperate, tanto da potere vivere indisturbato sotto falso nome per diversi anni e ciò si deve attribuire alla conoscenza dei predetti personaggi ed alle loro protezioni». l

E.Spa.

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