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La Commissione d’indagine al lavoro a Casina sugli atti amministrativi

La Commissione d’indagine al lavoro a Casina sugli atti amministrativi

Il sindaco Costi: «Ci hanno chiesto i documenti degli ultimi anni su tutta l’attività dell’ente»

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Casina È iniziata giovedì l’attività della Commissione d’indagine richiesta dal prefetto Iolanda Rolli, in Comune a Casina, per capire se ci siano state infiltrazioni mafiose in seno all’amministrazione comunale. Lo conferma il sindaco Stefano Costi: «Abbiamo incontrato i commissari giovedì e ci hanno richiesto un elenco di atti amministrativi che riguardano un po’ tutta l’attività dell’ente».

Ci si chiedeva quanto sarebbe andata a ritroso l’attività della commissione d’indagine, e su questo il sindaco Costi afferma: «Finora ci hanno chiesto documentazione inerente gli ultimi anni, quindi quelli relativi alla nostra amministrazione, e non alle precedenti. Abbiamo dato, ovviamente, la massima disponibilità a collaborare: nei prossimi mesi gli uffici saranno impegnati, oltre che per il normale flusso di lavoro, anche a individuare e mettere a disposizione tutta la documentazione richiesta».

Se da una parte Stefano Costi ribadisce la piena fiducia nell’operato dei colleghi di giunta e degli uffici comunali, dall’altra spiega di non avere elementi per valutare le ultime notizie emerse dal punto di vista giudiziario: in particolare, la richiesta da parte del Consiglio di Stato di una nuova verifica al Tar sul ricorso presentato da Francesco Falbo – imprenditore edile di 67 anni, originario di Cutro e residente a Casina – la cui ditta era stata colpita da interdittiva antimafia.

Falbo non è coinvolto nell’amministrazione comunale di Casina, ma i suoi rapporti con altre imprese edili del paese, tra le quali probabilmente anche quella dell’ex assessore Tommaso Manfreda, era finita al centro dell’attenzione quando, proprio Manfreda, chiese l’iscrizione alla white list, poi negata.

«Non ho alcun elemento in più di quanto ho letto sui media – afferma il sindaco Costi – e non so dire se questo potrà avere un riflesso anche sulla commissione in Comune; forse qualche elemento che è stato richiamato per disporre la commissione può esserci stato, ma non lo so con certezza».

Era stato lo stesso Francesco Falbo a rivolgersi al Tar dopo avere ricevuto l’interdittiva, e dopo un primo pronunciamento avverso, si è poi rivolto al Consiglio di Stato, presentando tra le motivazioni il non luogo a procedere nei suoi confronti emesso dal giudice Andrea Rat nell’ambito del Processo Billions e una possibile omonimia con un indagato nel processo Aemilia (nato nel ’56).

Il Consiglio di Stato ha quindi rimandato indietro il provvedimento al Tar, chiedendo di valutare la sospensione dell’interdittiva.l

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