Gazzetta di Reggio

Reggio

Defibrillatore scarico, i familiari della donna morta a Novellara: «Siamo pronti a testimoniare»

Defibrillatore scarico, i familiari della donna morta a Novellara: «Siamo pronti a testimoniare»

Comune e Croce Rossa decisi a fare chiarezza sull’accaduto. I familiari raccontano: «Il 118 al telefono ci ha informati della presenza del defibrillatore nelle vicinanze, siamo andati a prenderlo ma non funzionava»

3 MINUTI DI LETTURA





Novellara «È necessario verificare la testimonianza. Siamo determinati a farlo». Così, in una nota congiunta, Comune e Croce Rossa, in merito alla vicenda raccontata, sulle pagine della Gazzetta di ieri, da un soccorritore. Adombrando la possibilità di adire a vie legali.

La segnalazione riguardava il mancato funzionamento del Dae collocato accanto agli spogliatoi del campo sportivo di San Bernardino, durante le manovre di rianimazione di una persona colta da malore lo scorso gennaio, poi morta.

Alla nota ufficiale del Comune e della Croce Rossa è seguita la reazione dei famigliari della vittima che hanno partecipato ai soccorsi prima dell’arrivo dell’ambulanza: confermano la testimonianza data alla Gazzetta rendendosi disponibili a riferirla agli enti interessati «riservandosi, peraltro, di adire le vie legali anche per denunciare il mancato funzionamento del defibrillatore». Siamo al muro contro muro, dunque.

«Il Comune di Novellara insieme alla Croce Rossa comitato di Novellara in merito all’articolo uscito in data 14 aprile “Defibrillatore con le pile scariche quindi inutilizzabile sul paziente” esprimono la volontà di fare piena luce sui fatti riportati e sulla testimonianza di un anonimo soccorritore, mai pervenuta agli enti in via ufficiale – si legge nella nota –. Considerato il contenuto delle affermazioni riguardanti un delicato intervento di soccorso avvenuto nei mesi scorsi nella frazione di San Bernardino che, per quanto di conoscenza di Comune e Croce Rossa, non ha comportato l’utilizzo del Dae collocato presso il campo sportivo, è necessario accertare i fatti e i contenuti della testimonianza. Nel merito ci si riserva di tutelarsi dal punto di vista legale».

Conosciuti i contenuti della nota diramata dal Comune insieme alla Croce Rossa a intervenire sono stati i famigliari della persona soccorsa.

«La testimonianza resa alla Gazzetta si riferisce a vari famigliari della persona che, dopo aver accusato un malore, avrebbe potuto usufruire del defibrillatore che si trovava vicino a casa – fanno sapere –. Si tratta di testimoni che hanno assistito a tutte le fasi dell’emergenza sanitaria, dall’insorgenza del malore del parente fino all’arrivo dei soccorsi. I testimoni confermano il resoconto reso alla Gazzetta: il defibrillatore posizionato nella teca vicino al luogo dove si era verificato il malore, che i famigliari avevano raggiunto prima dell’arrivo dei soccorsi, non funzionava e aveva le piastre scadute. I testimoni si rendono disponibili a raccontare a Comune e Croce rossa la loro versione dei fatti in qualsiasi sede per chiarire quanto accaduto, riservandosi, peraltro, di adire le vie legali anche per denunciare il mancato funzionamento del defibrillatore».

«Era stato proprio il personale della centrale operativa del 118 – avevano raccontato – al telefono ad allertarci della presenza del defibrillatore nelle vicinanze. Siamo andati a prenderlo ma, una volta aperto il dispositivo, dovrebbe accendersi automaticamente e fornire indicazioni preregistrate all’operatore sulle procedure da seguire per il suo corretto utilizzo. Invece, non ha dato segnali di vita e non si è mai acceso, nonostante vari tentativi. Un pezzo di nastro adesivo con su scritto, a mano, “scadute” con un pennarello era sulla busta delle piastre. È stato il personale sanitario dell’ambulanza e automedica a confermarci che il defibrillatore non funzionava. Non poterlo utilizzare ci ha lasciati davvero sconfortati e con un grande senso di rammarico». l





Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google