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L’inchiesta

Maxi frode fiscale a Parma, i due reggiani non parlano

Tiziano Soresina
Maxi frode fiscale a Parma, i due reggiani non parlano

Dal carcere l’imprenditore Vitale chiede gli arresti domiciliari. Chiesta la revoca dell’arresto dall’impiegato 32enne Zekri

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Reggio Emilia Già esauriti gli interrogatori di garanzia che riguardavano le cinque persone raggiunte da misure restrittive (la sesta è irreperibile e si troverebbe da tempo all’estero) per la maxi frode fiscale da oltre 35 milioni di euro nel triennio compreso fra il 2019 e il 2021.

Stiamo parlando dell’operazione – con 46 indagati – scattata lunedì ad opera della Procura di Parma (per la precisione il pm Paolo Dal Monte) che ha coordinato le indagini della Guardia di finanza sempre della città ducale.

Collegato in videoconferenza con il gip parmigiano Luca Agostini dal carcere di Reggio Emilia – con a fianco l’avvocato difensore Liborio Cataliotti – non ha voluto comunque parlare l’imprenditore reggiano 46enne Alessandro Vitale: è considerato dagli inquirenti una figura di primo piano dell’associazione a delinquere. Tramite il difensore, l’imprenditore Vitale (che vive a Parma) ha depositato l’istanza di arresti domiciliari.

Il 46enne è già stato condannato in via definitiva (2 anni e mezzo di reclusione, che stava scontando ai domiciliari) per associazione a delinquere e la difesa ritiene le accuse odierne antecedenti o collegate a quel procedimento, il che non aggiungerebbe nulla sul piano giudiziario e ritiene eccessiva la misura cautelare in carcere.

Non ha parlato neppure l’altro reggiano finito nell’inchiesta e che si trova agli arresti domiciliari.

È l’impiegato 32enne Faouzi Zekri (nato a Martina Franco, ma residente nella nostra provincia).

Tutelato dall’avvocato Tommaso Lombardini, è rimasto muto in aula a Parma. Il difensore ha chiesto la revoca dei domiciliari: «Il compendio accusatorio è ampio – sottolinea Lombardini – ma pensiamo di poter dimostrare l’estraneità alle accuse».

Anche Zekri è accusato di falsa fatturazione e associazione a delinquere.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori parmigiani, utilizzavano anche malati psichiatrici come “teste di legno” per creare società cartiere che venivano poi utilizzate per emettere fatture false ed evadere il fisco.

Ha coinvolto anche Reggio Emilia questa operazione che ha sgominato un’associazione a delinquere finalizzata a reati di frode fiscale (emissione di fatture false, dichiarazione fraudolenta mediante l’uso di fatture per operazioni inesistenti, evasione fiscale) e circonvenzione d’incapace, per un totale di 77 capi d’imputazione: sei arresti, 46 indagati, otto milioni di euro confiscati (nei confronti di 19 società fra aziende meccaniche, edili ed immobiliari).l

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