Piano Sanità in Emilia Romagna. Primo: “salvare” i Pronto Soccorso
Dopo un faticoso pareggio di bilancio, la Regione ha elaborato un piano per separare l’urgenza dall’emergenza negli accessi migliorando il servizio
Aumentano i costi, dopo pandemia e guerra. Scarseggia il personale e i cittadini chiedono risposta a nuovi bisogni. Il risultato è una riforma sanitaria a livello regionale che, secondo l’assessore di competenza Raffaele Donini, dovrebbe permettere ai richiedenti «maggiore celerità nella risposta e servizi di qualità superiore». Tutto questo all’interno di una cornice che racconta di bilanci consuntivi delle Ausl in equilibrio, nonostante dal Governo non siano state stanziate le risorse necessarie.
Tre anni, quelli dal 2020 al 2023, in cui, secondo le stime fatte dai tecnici, la Regione avrebbe fornito un ausilio di oltre un miliardo di euro per riempire le lacune che Roma non ha colmato, vale a dire quelle prodotte da rincari energetici e costi maggiori necessari per rispondere all’emergenza Covid gravanti sulle Aziende sanitarie locali. Ad alleviare il morale degli amministratori locali e regionali ci pensa il Pnrr: 19 miliardi di euro destinati agli investimenti sulla sanità nazionale. L’Emilia-Romagna sta procedendo secondo le tempistiche stabilite dall’Unione Europea per l’acquisizione dei fondi, circa 530 milioni complessivi, ma altri non se la passano così bene. Perciò è possibile che si verifichi ciò che Thomas Hobbes aveva già teorizzato nei primi anni del 1600 con la teoria dell’homo homini lupus: i migliori prevalgono sui meno bravi.
Che, tradotto, significa maggiori risorse, più di quelle previste, per chi come l’Emilia-Romagna sta al passo con i tempi. A scapito, invece, di coloro i quali a rispettare le scadenze non ce la fanno. L’idea di fondo della riforma sanitaria regionale è quella di «salvaguardare il diritto universale alla salute, mantenendolo pubblico e accessibile. Questo nonostante il Governo continui a tagliare indiscriminatamente la spesa sanitaria», chiosano in coro Donini, assessore alla sanità, e Calvano, anche lui assessore ma al bilancio. Anche se, da Roma, qualche soldo arriva.
Non quelli necessari, perché si tratta «di appena 71 milioni, che però riconoscono l’eccellenza e la virtuosità del nostro sistema sanitario, essendo fondi che riceviamo come premio», prosegue Donini. La prima e fondamentale necessità, quella su cui ruota attorno tutto, è quella di ridurre la pressione sui pronto soccorso, affiancando alle strutture di primo livello spazi in cui erogare prestazioni per urgenze a bassa complessità. In buona sostanza, l’obiettivo è quello di separare l’urgenza dall’emergenza, con quest’ultima che, avendo una tempo-dipendenza legata all’intervento da eseguire, deve evitare di subire rallentamenti all’interno del pronto soccorso. Nel 2022 circa un milione e 750mila cittadini si sono recati al pronto soccorso, ma di questi il 66% era un accesso in codice bianco o verde, dunque urgente ma che non necessitava di ricovero. Allestire spazi come ospedali o case di comunità diventa dunque fondamentale per decentralizzare la domanda di assistenza in punti come il pronto soccorso, su cui oggi si concentra indistintamente. E, soprattutto, è cruciale per la creazione di centri di assistenza e urgenza al cui interno svolgeranno la propria mansione equipe medico-infermieristiche. Ciò si collega senza dubbio all’edilizia sanitaria: 390 milioni di euro statali, in aggiunta a 191 milioni provenienti dal finanziamento Inail, serviranno per rendere la riforma attuabile. Si passa dalla costruzione del nuovo ospedale di Carpi, per il quale la quota pubblica è intorno ai 57 milioni di euro, fino alla riqualificazione funzionale dell’ospedale Santissima Annunziata di Cento.
Va di pari passo la spinta che la Giunta regionale vuole dare alle Uca, al secolo, in tempo di Covid, note come Usca: unità mobili con operatori che forniscono servizi a domicilio, nelle idee in grado di rispondere alle esigenze giorno e notte per alleviare la pressione sui pronto soccorso. L’obiettivo è quello di soddisfare la richiesta di oltre il 10% della popolazione over 65. In maniera simile è stato pensato il servizio telefonico al numero 116117 per ricevere un consulto medico da remoto, evitando, così, di recarsi incondizionatamente all’ospedale e ottimizzando le chiamate di soccorso. È prevista anche la riorganizzazione della rete ospedaliera. Le attività specialistiche verranno erogate nelle strutture più appropriate, quelle polispecialistiche, mentre gli interventi a bassa complessità saranno concentrati negli ospedali di prossimità. L’assistenza territoriale verrà rivista dopo un confronto con i medici di medicina generale. Saranno rimodernate gran parte delle strutture, provvedendo poi all’aumento di posti.
Le tempistiche non sono uniformi. Per la separazione dell’emergenza dall’urgenza bisognerà aspettare giugno, quando verrà presentato, a istituzioni, addetti ai lavori e sindacati il piano dettagliato. Dopodiché si potrà procedere con la realizzazione del progetto, ma prima dell’anno prossimo il sistema non entrerà in completa funzione.
Il centralino di assistenza medico-telefonica dovrebbe essere garantito a partire da marzo del 2024, mentre per limitare l’emorragia di personale dal pronto soccorso «nelle prossime settimane avvieremo un confronto con le Ausl per arginare il fenomeno, mettendo già in campo alcune misure previste nella riforma regionale», assicura Donini, non specificando però cosa in particolare. L’obiettivo rimane comunque quello di arrivare alla conclusione della riforma nel 2024.l
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