Sparatoria mortale, i pm vogliono indagare l’ex brigatista Azzolini
Ma il reggiano fu già prosciolto: deciderà un giudice
Reggio Emilia C’è una nuova mossa da parte di chi indaga sull’ancora oscuro esponente delle Brigate rosse che era riuscito a fuggire al culmine del conflitto a fuoco in cui il 5 giugno 1975 morirono la brigatista Margherita “Mara” Cagol e l’appuntato dei carabinieri Giovanni D’Alfonso, inoltre un altro carabiniere rimase ferito (sarebbero stati quattro i militari entrati in azione quel tragico giorno a Cascina Spiotta, nell’Alessandrino). Vicenda che marchiò di sangue il sequestro dell’imprenditore vinicolo Vallarino Gancia (dal 4 giugno era tenuto in ostaggio in quella cascina dove vi fu la sparatoria).
Per gli inquirenti l’uomo misterioso sarebbe il reggiano Lauro Azzolini – ex capo della colonna milanese delle Br – ma c’è uno scoglio giudiziario non indifferente da superare. In quanto Azzolini è già stato prosciolto dall’accusa di essere coinvolto sia nel rapimento Gancia che nella sparatoria. E per riaprire l’indagine nei confronti di Azzolini occorrerà l’autorizzazione di un giudice in un’udienza ad hoc. Come anticipato dalla Gazzetta, sul registro degli indagati già figura Renato Curcio (al tempo marito della “compagna Mara”) che è accusato di concorso in omicidio non tanto perché gli inquirenti credono fosse presente al conflitto a fuoco, bensì gli contestano il ruolo apicale nel gruppo armato, il che significa per i pm aver scelto non solo i componenti del commando, ma anche chi sequestrare (cioè Gancia) a scopo di finanziamento, decidendo il riscatto da chiedere e le modalità della trattativa. Ma per chi indaga avrebbe pure dato disposizione ai brigatisti di “ingaggiare un conflitto a fuoco” nel caso venissero scoperti.l
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