Gazzetta di Reggio

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Il 25 aprile

L’appello dei Paesi oppressi «Sostenete le nostre lotte»

Alice Benatti
L’appello dei Paesi oppressi «Sostenete le nostre lotte»

Le donne protagoniste sul palco: «In Iran il fascismo è attuale»

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Gattatico È stato un 25 aprile dedicato alle donne quello a Casa Cervi. Cinque le testimonianze che si sono susseguite live sul palco, fatta eccezione per quelle della partigiana Teresa Vergalli e dell’attivista iraniana Pegah Moshir Pour, i cui videomessaggi sono stati mostrato sul maxischermo data la loro impossibilità a raggiungere Reggio Emilia. Ha cominciato Zin Mar Aung, ministra degli Esteri del governo di unità nazionale di Myanmar, che si è fatta portavoce della resistenza alla dittatura militare nel suo Paese. Una causa molto cara alla presidente dell’Istituto Cervi, Albertina Soliani, che non manca di ricordarla in ogni occasione pubblica in cui si parla di popoli oppressi nel mondo.

«Il vostro impegno a sostenere la nostra lotta per la democrazia è di grande importanza, contiamo sulla vostra amicizia» ha detto la ministra. Poi la denuncia: «Il 12 aprile in Myanmar un aereo della giunta militare ha attaccato un villaggio uccidendo un centinaio di persone: questo è un crimine di guerra, contro l’umanità. La resistenza si è ormai diffusa in tutto il Paese ma abbiamo bisogno degli altri Paesi, abbiamo bisogno di voi».

Infine ha reso omaggio al luogo che le ha permesso di dare voce alla causa del suo popolo. «La scelta della famiglia Cervi di combattere il fascismo ci ispira ancora oggi».

Parole d’amore per la casa dei sette fratelli uccisi dai fascisti sono arrivate anche dall’attivista curda Gulala Salih. «È la casa di chi nel mondo subisce ingiustizie, la casa dei popoli dimenticati». Come il suo, il popolo curdo: 40 milioni di persone, ancora oggi senza una patria, che ha chiesto di non abbandonare. Dopo di lei Diana Bota, mediatrice linguistica e culturale di lingua ucraina e russa, ha espresso un desiderio ad alta voce: che in Ucraina ci sarà presto una giornata simile a questa. Lei, che lavora ogni giorno con donne e bambini che fuggono da un Paese invaso, ha chiesto di pensare anche a cosa verrà dopo questa guerra. Ma intanto, l’obiettivo presente è quello di «una pace giusta».

La partigiana Teresa Vergalli ha ricordato il ruolo, spesso dimenticato, delle donne nella Resistenza. «Senza il loro contributo la lotta partigiana non sarebbe stata possibile» ha detto. «Una lotta che oggi deve continuare come lotta di cultura», che ha tanto bisogno dei giovani.

L’attivista iraniana Pegah Moshir Pour ha parlato della drammatica situazione del suo Paese ricordando che molti musicisti in Iran sono in arresto. «Nel mio Paese il fascismo è attuale – ha tuonato –. Dovremmo essere noi la voce delle persone che oggi non riescono a trovarla». l

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