Amoxicillina introvabile, «intervenga il governo»
Accorato appello dei pediatri: «È un farmaco essenziale»
Reggio Emilia Dallo scorso novembre si è aggravata la carenza della amoxicillina, farmaco di prima scelta in età pediatrica, ormai praticamente introvabile. Un grave problema per l’attività delle cure primarie, essendo questo antibiotico – tra l’altro a basso costo – la prima scelta per tutte le più comuni patologie infettive, come indicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e da tutte le linee guida internazionali. Per questo motivo Acp (Associazione culturale pediatri), Sip (Società italiana pediatri) e Fimp (Federazione italiana medici pediatri) hanno rivolto un appello al governo italiano e all’Aifa (l’Agenzia italiana del farmaco) «perché vengano attivate iniziative efficienti per sopperire alla carenza di farmaci essenziali». Lo stesso appello è sostenuto dai pediatri di Reggio Emilia, insieme al “Gruppo aziendale sul buon uso degli antibiotici” e ai medici di medicina generale, perché, afferma Romano Manzotti (pediatra e segretario provinciale Fimp), «si ponga rimedio in tempi rapidi a un problema che sembra essere prettamente economico e con motivazioni non così limpide come sono state raccontate».
Dottor Manzotti, perché manca l’amoxicillina?
«Nessuno ancora lo ha capito, ma tutte le giustificazioni date (mancanza di materie prime per il confezionamento, guerra, aumento dell’uso nel post pandemia da Covid) sono poco credibili. E non si fatica a pensare a motivi economici: sono farmaci di basso costo e già in passato si sono verificati episodi simili, salvo poi veder ricomparire gli stessi farmaci in formulazione diversa, ma con prezzi altrettanto diversi...».
Per cosa viene usata?
«L’amoxicillina viene utilizzata per la maggior parte delle infezioni batteriche delle alte vie respiratorie: faringotonsilliti da Streptococco, bronchiti complicate, sinusiti, polmoniti, otiti, dove normalmente è molto efficace. Non è da usare invece, ma questo vale anche per qualsiasi altro antibiotico, nelle forme virali».
Esistono alternative?
«Potrebbero esistere, ma sicuramente di seconda scelta, come le cefalosporine di prima e seconda generazione, ma anche quelle ormai sparite dal commercio. Pertanto si finisce per utilizzare altri tipi di antibiotici, come i macrolidi, certamente meno efficaci ad esempio su faringotonsillite streptococcica e otite o polmonite da Pneumococco, perché questi batteri hanno già una certa resistenza a questi antibiotici. Oppure si finisce per utilizzare amoxicillina associata ad Acido clavulanico, mal tollerata dai bambini per facile vomito o diarrea che provoca, e che pure si trova con difficoltà in formulazione pediatrica. Oppure si possono utilizzare le cafalosporine di produzione più recente (terza e quarta generazione) ma con il rischio che possano causare poi più facilmente resistenza nei batteri. Inoltre questi antibiotici sono molto aggressivi sulla flora intestinale».
Quando si parla di antibiotico-resistenza si tende a pensare sia un problema individuale, mentre in realtà riguarda l’intera popolazione. Come mai?
«Se qualcuno viene curato in modo incongruo con un determinato antibiotico ad ampio spettro senza averne necessità, potrebbe diventare portatore di batteri resistenti e potrebbe esserci la possibilità che questi batteri vengano in seguito trasmessi ad altre persone, magari con malattie croniche, o immunodepressi o che abbiano in programma interventi chirurgici importanti, o neonati prematuri. Non dimentichiamo che già ora in Italia abbiamo parecchie migliaia di morti all’anno a causa di infezione da batteri resistenti. Italia, Spagna e Grecia hanno purtroppo questo triste primato in Europa».
Cosa dovrebbero fare il governo e Aifa?
«Dovrebbero impegnarsi urgentemente per rendere di nuovo disponibili gli antibiotici di prima scelta carenti. Non so con quali strumenti, ma certamente le fabbriche che hanno lavorato fino ad ora per produrre amoxicillina non sono state chiuse. Non può essere un problema “di mercato” a far mancare un antibiotico tanto importante».
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