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Nel pc del coach 80 foto pedoporno, ma il 52enne nega: «Non sono mie»

Tiziano Soresina
Nel pc del coach 80 foto pedoporno, ma il 52enne nega: «Non sono mie»

Sentito in aula anche il perito informatico che si occupò del caso 8 anni fa

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Reggio Emilia Si sta avviando verso la conclusione anche il secondo troncone processuale che riguarda il coach 52enne di basket giovanile che ha già espiato la pena di 4 anni e 8 mesi di reclusione (confermati in Cassazione) per atti sessuali su minore (cioè nei confronti di un suo ex allievo allora 15enne), mentre ora si trova alla sbarra per detenzione di materiale pedopornografico.

Anche questo secondo procedimento fa capo all’inchiesta della squadra mobile, coordinata dalla pm Maria Rita Pantani. Nella primavera 2015 erano stati infatti sequestrati dai poliziotti due computer dell'allenatore (di cui non forniamo le generalità per tutelare il minore coinvolto in questa delicata vicenda) e in uno erano state poi individuate un'ottantina di immagini pedopornografiche. Filone investigativo finito poi, per competenza, in Procura a Bologna (ha indagato il pm Roberto Ceroni) e dopo il rinvio a giudizio del 52enne in udienza preliminare sempre a Bologna, il processo si è incardinato nel nostro tribunale davanti al giudice Matteo Gambarati. Ieri ha testimoniato il perito informatico che analizzò i due pc sequestrati su incarico della Procura.

Ma sono trascorsi otto anni e dall’esperto non sono giunte molte certezze, se non che ricorda di aver individuato delle immagini pedopornografiche. Ma non si trova il dvd in cui il perito aveva travasato le immagini incriminate, non ha riconosciuto come suo il dvd inserito nel fascicolo del giudice, non risulta indicato nella perizia il codice unico del computer da cui sarebbero emerse le immagini al centro del processo, il che avrebbe dato la certezza che era il pc sequestrato all’imputato otto anni fa. Insomma, una deposizione di due ore piuttosto sofferta. Poi ha testimoniato l’imputato – attualmente disoccupato – che è difeso dall’avvocatessa Erica Romani. Gli sono state mostrate delle foto ritenute pedopornografiche, tratte da una relazione della questura. «Quel materiale non è mio, mai nè visto nè scaricato» ha detto il 52enne.

Nella prossima udienza verranno sentiti gli ultimi testimoni e potrebbe essere emessa la sentenza.


 

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