Si muove la frana di Roncovetro due famiglie sgomberate a Roncaglio
Casa minacciata dallo smottamento, ordinanza del sindaco
Canossa Il sindaco ha firmato l’ordinanza di sgombero a scopo cautelativo di una casa abitata da due famiglie, in località Roncaglio, vicino all’orlo di scarpata (il cosiddetto coronamento) della storica frana di Roncovetro.
L’allerta meteo dei giorni scorsi ha portato fenomeni meteorologici particolarmente intensi che hanno provocato “ruscellamento” lungo i versanti delle montagne e delle colline, con l’innalzamento dei livelli idrometrici nei corsi d’acqua, danneggiamenti alle infrastrutture, smottamenti eccetera.
Il sindaco di Canossa, Luca Bolondi, spiega in questi termini la situazione alla Gazzetta: «L’ordinanza di sgombero è a scopo cautelativo. Visto che l’acqua dei giorni scorsi ha causato smottamenti e sono in arrivo ulteriori precipitazioni temporalesche, abbiamo dovuto firmare un ordine di sgombero temporaneo che mira a tutelare l’incolumità pubblica e privata. In base a un primo sopralluogo, è stato ritenuto opportuno disporre l’evacuazione a scopo cautelativo del fabbricato (con due unità abitative) sulla zona di coronamento della nota frana “Lavina” di Roncovetro, in località Roncaglio - Cadrazzole».
Le due famiglie sgomberate in questi giorni hanno dovuto trovare una sistemazione alternativa, in attesa di ulteriori verifiche da parte delle autorità competenti.
Il nome di “Lavina di Roncovetro” fu coniato dal geografo Roberto Almagià, «un importante precursore dei moderni ricercatori che si occupano di frane, che pubblicò il primo e sistematico inventario delle frane d’Italia. Lavina, nel dialetto locale, significa (allora come oggi) “frana”. Correva l’anno 1907 e la frana era già ben nota, si legge in un rapporto firmato tempo fa dal geologo Giovanni Bertolini, redatto per il Servizio tecnico dei Bacini affluenti del Po della Regione Emilia-Romagna.
«La Lavina di Roncovetro - Vedriano – spiega il geologo Bertolini – scava il versante meridionale del Monte Staffola dalla sua cima sino alle acque del Torrente Tassobbio, dove forma un piccolo lago (…). La frazione argillosa è dominante e, dal punto di vista geo-meccanico, fa sì che la frana, nella sua porzione superiore, si comporti come una colata di fango visco-fluido, con velocità di spostamento che raggiungono i 10 metri al giorno. Il volume totale della frana è di circa 3 milioni di metri cubi. La frana si riattivò completamente nell’autunno 1993, e da allora ha rallentato durante le stagioni estive, senza però mai fermarsi completamente».
Da allora gli spostamenti del fronte franoso che scende giù dalla collina sono monitorati con attenzione.
«Il permanente stato di fluidità è dovuto alle alte pressioni interstiziali mantenute dalle acque sotterranee altamente mineralizzate e sicuramente miscelate a gas metano. La presenza di metano è dimostrata dalle esplosioni avvenute durante le perforazioni, dai racconti di pozzi per acqua accidentalmente incendiatisi nelle strette prossimità e dall’evidenza costante di bollicine presso le sorgenti».
L’allerta è riscattata per l’ennesima volta nei giorni scorsi a causa delle condizioni meteorologiche.
«L’ordinanza rimarrà valida fino a quando non saremo certi che non vi è più pericolo», conclude il sindaco Luca Bolondi.l
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