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La protesta

Anche gli studenti del nostro ateneo si mobilitano contro l'emergenza affitti

Alice Benatti
Anche gli studenti del nostro ateneo si mobilitano contro l'emergenza affitti

All'Università di Modena e Reggio arriva la protesta sugli alloggi. Il sindacato degli studenti Udu: «Azione dimostrativa alle 15, chiediamo la partecipazione di tutti»

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Modena Il vento della protesta sul caro affitti, partita dalla tenda piantata davanti al Politecnico di Milano dalla studentessa Ilaria Lamera, soffia anche sul nostro ateneo. Per le ore 15 la sezione di Modena e Reggio Emilia del sindacato studentesco Unione degli Universitari (Udu) ha organizzato un’azione dimostrativa sotto al Foro Boario a Modena – all’ingresso della facoltà di Economia – per denunciare il fardello che pesa anche sugli universitari fuori sede di “casa” Unimore: l’emergenza abitativa. «Porteremo le tende di campeggio» annuncia il coordinatore Alessandro Bruscella, invitando tutti gli studenti che vivono a Modena e Reggio Emilia a partecipare al sit-in, organizzato nella città della Ghirlandina per una questione puramente logistica «dal momento che vi sono stabili due terzi degli studenti dell’ateneo». I problemi che gli universitari vogliono ribadire alle istituzioni sono diversi: dall’aumento dei prezzi delle stanze – dato che sempre più proprietari “spacchettano” le proprie case per incrementare i profitti – agli affitti “grigi” (parzialmente in nero) fino alle discriminazioni di genere riscontrate nelle concessioni degli affitti, che in molti annunci vedrebbero penalizzati i ragazzi rispetto alle ragazze.

«Notiamo che i proprietari preferiscono ospitare le studentesse» riporta Bruscella, che spiega come la maggiore difficoltà vissuta dagli studenti a trovare una sistemazione sia valida anche per gli immigrati di prima o seconda generazione dal momento che «anche l’etnia spesso penalizza». I numeri che raccontano il caro affitti, invece, sono i seguenti: 350 euro di media per una stanza a Modena e circa 320 euro a Reggio Emilia. E «paghiamo tanto per case che hanno servizi nemmeno lontanamente all’altezza dei costi sostenuti». A preoccupare il sindacato studentesco, inoltre, è la concorrenza degli affitti brevi (di durata non superiore a 30 giorni, ndr) su Airbnb a Modena e Reggio Emilia, che tradotto significa che una parte delle case libere sono assorbite da questo tipo di locazioni, andando a ridurre ulteriormente la già insufficiente offerta abitativa destinata ai fuori sede. «Un fenomeno che nelle due città è meno esplosivo rispetto alla realtà di Bologna ma di cui incombe l’ombra e che teniamo monitorato» chiarisce il rappresentante studentesco, che non manca di tenere uno sguardo sul panorama nazionale. «Attualmente – tiene infatti a sottolineare – i fondi del Pnrr stanno andando sempre di più di più verso soggetti privati, che andranno a tutelare il proprio profitto, a discapito dell’abitare sociale». A questo proposito, nel manifesto composto da dieci proposte elaborato dal sindacato, si riporta che «finora la maggior parte (tra il 60 e l’80%) dei posti letto realizzati sono stati messi sul libero mercato». Documento che chiede anche l’incremento del fondo affitti per studenti fuori sede dagli attuali 4 milioni ad almeno 50 milioni di euro. Una speranza, oggi, la sezione modenese e reggiana del sindacato studentesco la ripone sul rettore Carlo Adolfo Porro. «Più volte ha fatto appelli pubblici per chiedere di investire sulla residenzialità universitaria dunque auspichiamo che prenda posizione e si schieri con noi, a favore di studenti e studentesse che vivono sulla propria pelle il problema del diritto alla casa». 


 

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