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Lettera di minacce al sindaco Vecchi: la Cassazione conferma la condanna all’avvocato

Lettera di minacce al sindaco Vecchi: la Cassazione conferma la condanna all’avvocato

La lettera fu scritta dall’imprenditore cutrese 55enne Pasquale Brescia e consegnata dall’avvocato 37enne Luigi Antonio Comberiati

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Reggio Emilia La Cassazione ha messo la parola “fine” sulla delicata vicenda della lettera scritta dall’imprenditore cutrese 55enne Pasquale Brescia e consegnata alla redazione reggiana del Resto del Carlino dall’allora suo legale, cioè l’avvocato 37enne Luigi Antonio Comberiati.

Una missiva recapitata nel febbraio del 2016 e considerata – dalla Dda di Bologna – una minaccia con l’aggravante mafiosa nei confronti del sindaco Luca Vecchi (ai tempi al primo mandato). Nell’autunno di tre anni fa la Suprema Corte aveva condannato Brescia a sei mesi di reclusione e la stessa pena è stata di recente inflitta anche a Comberiati (la Cassazione ha confermato per il legale la condanna emessa nella primavera 2022 dalla Corte d’appello di Bologna). Stessa condanna e stessa imputazione: minacce di stampo mafioso (per aver agevolato il clan ’ndranghetistico emiliano).

Comberiati ricevette da Brescia la lettera in busta chiusa durante un colloquio in carcere e la consegnò a mano nella redazione del giornale.

La lettera firmata da Brescia (condannato in via definitiva a 13 anni di reclusione per associazione mafiosa nel maxiprocesso Aemilia, pena che sta scontando in carcere, ndr) accusava il sindaco di non aver difeso la comunità cutrese presente a Reggio Emilia, invitava Vecchi a dimettersi e inanellava delle strane frasi.

A seguito di quella lettera il Comitato per l'ordine e la sicurezza consigliò al sindaco Vecchi delle misure di sicurezza, che il primo cittadino adottò per un certo periodo di tempo.

Il sindaco di Reggio Emilia – costituitosi parte civile nel procedimento – aveva rimarcato nel 2020, in occasione della condanna definitiva di Brescia, che non ha «mai avuto dubbi», per lui quella lettera era una minaccia mafiosa, tanto che fece subito denuncia ai carabinieri.

«Non fu una banale polemica, ma fu un reato, una minaccia aggravata dal metodo mafioso – era entrato nel merito Luca Vecchi – un chiaro atto di ostilità verso la principale istituzione della città», facendo poi notare che «ci fu chi sottovalutò, chi colse il pretesto per un violento attacco politico e mediatico, chi diede dignità a ciò che fin da subito andava invece respinto come atto irricevibile». Però, «ci fu soprattutto una larga parte della città a cui non sfuggì la gravità di quanto accaduto con la solidarietà tempestiva e necessaria», ci tiene a dire.

Questa esperienza, in ogni caso, per il sindaco Vecchi è la «conferma» del «bisogno fondamentale di avere sempre fiducia nella giustizia, nei suoi tempi, nei suoi iter anche processuali, necessari per fare emergere la piena verità dei fatti».l

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