«Orari delle telecamere sballati La ricostruzione non regge»
Novellara Cataliotti, difensore dello zio di Saman, chiede due perizie
Novellara «La ricostruzione degli inquirenti non regge». L’avvocato Liborio Cataliotti, difensore di Danish Hasnain, zio di Saman, accusato di essere l’autore materiale del delitto, lo ripete da quando è iniziato il processo. Il legale è convinto che le telecamere del sistema di videosorveglianza dell’azienda dei Bartoli, in particolare quella che ha ripreso la famosa sequenza della notte tra il 30 aprile e il primo maggio, quando Saman uscì di casa con i genitori, segnano un orario sbagliato, nello specifico di almeno dieci minuti avanti.
Per il difensore questa incongruenza metterebbe in crisi un aspetto importante della ricostruzione degli inquirenti. Gli investigatori dicono che il 30 aprile gli imputati a partire dalle 22 si trovavano nelle rispettive abitazioni. Gli Abbas in via Cristoforo Colombo 103, mentre lo zio e i due cugini in via Comunale Novellara 3, in territorio di Campagnola, a circa 800 metri di distanza. «Gli inquirenti sostengono che Shabbar chiama il fratello Danish quando sta per uscire di casa con Saman e la moglie, e poco dopo avviene l’uccisione».
Il riferimento è a una telefonata senza risposta avvenuta alle 23.57, come emerso dai tabulati (che danno conto di altre sette chiamate a partire dalle 23.06). «Le telecamere dei Bartoli indicano l’uscita di casa dieci minuti dopo la mezzanotte. Anche in aula però è emerso che l’orario di quelle telecamere è spostato in avanti di almeno dieci minuti. Pertanto, la telefonata e l’uccisione sarebbero praticamente contestuali, dato che ci vogliono 11 minuti per raggiungere la casa degli Abbas da quella di Danish».
L’avvocato Cataliotti ha pertanto chiesto alla Corte due perizie. Una sull’orario delle telecamere (dell’azienda Bartoli ma anche di un vicino) e una per verificare se è possibile geolocalizzare le applicazioni del cellulare di Danish.
Nell’informativa finale alla procura redatta dai carabinieri, si legge che l’analisi della cella telefonica non aiuta in quanto entrambe le abitazioni sono coperte dalla stessa cella. I carabinieri scrivono anche che l’analisi dei cellulari degli imputati non restituiscono localizzazioni Gps di interesse. Dunque, resta da capire se un’eventuale perizia sarebbe in grado di dire con esattezza dove si trovasse Danish quando Saman e i genitori uscirono di casa.
Lo zio ha fornito la sua versione su quella notte in due occasioni, prima il 16 novembre alla polizia penitenziaria di Reggio Emilia (quando decise di far ritrovare il corpo) e poi il 10 marzo scorso quando venne interrogato dal pm Laura Galli e il procuratore capo Gaetano Calogero Paci.
L’uomo sostiene di essere stato svegliato dai cugini Ikram Ijaz e Nomanulhaq Nomanulhaq, che lo informarono che era appena successo «un casino». A quel punto i tre si recarono nella carraia di fronte a casa degli Abbass e Hasnain e lì vide il corpo senza vita della diciottenne.
Gli inquirenti ritengono invece che i tre si trovassero in quel luogo quando la vittima uscì di casa con il padre Shabbar e la madre Nazia.l
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