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Furti nelle case a Reggio Emilia, in 75 alla sbarra: «Raid georgiani, ricettatori ucraini»

Tiziano Soresina
Furti nelle case a Reggio Emilia, in 75 alla sbarra: «Raid georgiani, ricettatori ucraini»

Ma una trentina di imputati sono dei “fantasmi”: latitanti o irreperibili

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Reggio Emilia Un altro procedimento dai numeri roboanti – 75 imputati – si è incardinato ieri mattina al palazzo di giustizia, con nel mirino l’odioso fenomeno dei furti a raffica nelle abitazioni aveva richiesto dal 2015 una maxi inchiesta della polizia – coordinata dalla pm Isabella Chiesi – che ha fatto emergere, secondo la ricostruzione investigativa, una sorta di monopolio georgiano su questi raid a valanga, mentre una “cellula” ucraina era dedita alla ricettazione di quanto rubato.

Ma si entrerà nel vivo di questo complessa udienza preliminare – tenutasi davanti al gup Silvia Guareschi nella spaziosa aula di Assise – più avanti, perché ieri sono emersi non pochi problemi di notifica, per non parlare della trentina di imputati che restano dei “fantasmi” (per lo più sono latitanti, alcuni sono invece ritenuti irreperibili, fra cui un georgiano 46enne evaso dagli arresti domiciliari con braccialetto elettronico a Pisa e scomparso nel nulla).

Alcuni imputati hanno seguito il processo in aula in quanto detenuti per altra causa (in tre nella “gabbia”, sotto il controllo della polizia penitenziaria), altri videocollegati dalle strutture carcerarie in cui sono rinchiusi (in un caso dalla Slovenia). Necessaria la presenza di un interprete georgiano, ma si è parlato anche in lingua inglese. Insomma, un processo internazionale, perché figura anche un detenuto in Grecia.

Fra il pubblico qualche imputato a piede libero e pure dei derubati, ma al termine di questa prima “tappa” processuale solo un avvocato ha annunciato l’intenzione di costituirsi parte civile per un cliente che ritiene di essere finito in questo vortice di furti.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, siamo di fronte ad un’organizzazione – l’accusa è associazione a delinquere – ramificatasi in varie città italiane del Nord (in primis a Reggio Emilia, ma anche Roma, Bari, Torino) per compiere per lo più furti in abitazione (complessivamente la maxi inchiesta svolta dalla squadra mobile ha identificato un numero elevato di raid).

Un gruppo criminale che non sarebbe solo gerarchicamente ben strutturato – per chi ha indagato gli imputati vanno divisi fra quelli con ruoli direttivi, poi vi sarebbero i partecipi “operativi” e i partecipi “semplici” – ma ha caratteristiche e codici di comportamento ben definiti: utilizza beni comuni (auto, case di copertura, attrezzi, documenti contraffatti); ha una cassa comune (denominata obshak, in cui viene versato il denaro arraffato illecitamente); per l’efferazione delle serrature utilizza la tecnica conosciuta come key bumping (metodo per aprire le serrature a cilindro di porte e lucchetti con una chiave detta "ad urto", appositamente sagomata, utilizzata in combinazione con uno strumento percussore, come un martello); controlla l’ingresso di georgiani in Italia da avviare al crimine; pur rimanendo autonomo, si rifà al modo di operare dell’articolazione di matrice sovietica-georgiana denominata Vory V Zakoni o Thieves in Law (ladri nella legge o ladri di legge); prevede una sorta di “mutua assistenza” nel caso di arresto degli affiliati; organizza la spedizione in Ucraina di parte dell’ingente refurtiva.


 

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