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Processo Saman, per la prima volta il padre Shabbar in collegamento

Processo Saman, per la prima volta il padre Shabbar in collegamento

L’uomo è a processo di fronte alla Corte d’assise con la moglie Nazia (che è latitante), il fratello Danish e due nipoti, Ikram e Nomanulhaq, per l’omicidio della figlia

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Novellara Per la prima volta, al processo per l’omicidio di Saman Abbas, il padre Shabbar si è videocollegato dal carcere in Pakistan in cui è detenuto. L’uomo - che è imputato con la moglie Nazia Shaheen, il fratello Danish Hasnain e due nipoti, Ikram Ijaz e Nomanulhaq Nomanulhaq - è detenuto in Pakistan. A difenderlo gli avvocati Simone Servillo ed Enrico Della Capanna.

In aula, siedono tre degli imputati: lo zio di Saman, e i cugini.

Shabbar era fuggito dall’Italia il primo maggio 2021 con la moglie, poche ore dopo l’uccisione di Saman. L’uomo è stato catturato in Pakistan il 15 novembre scorso. Da allora è iniziata una tormentata procedura di estradizione, che deve ancora giungere a conclusione. Contestualmente, dal 10 febbraio è iniziato il processo in Corte d’assise a Reggio Emilia. 

La Corte ha subito offerto all’imputato la possibilità di videocollegarsi, ma per motivi tecnici e burocratici tale possibilità si è concretizzata soltanto oggi. 

Le reazioni

 "Dopo tutto quello che era accaduto non ci aspettavamo che Shabbar Abbas si sarebbe collegato con il Tribunale di Reggio Emilia. Ne ha di cose da spiegare e verificheremo tutto ciò che ha già raccontato". Così al'avvocato Riziero Angeletti che con l'Ucoii è parte civile nel processo per l'omicidio di Saman Abbas. "Si proclama innocente - ha affermato - e allora perché non chiede lui stesso di essere estradato in Italia? Non è necessario un atto del Governo pakistano, sarebbe sufficiente la sua richiesta". "Aveva addirittura detto che la figlia era stata rapita da una qualche comunità, che era viva - ha sottolineato - ora vedremo nel corso delle prossime udienze cosa ha da raccontare".

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