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«L’ecografia e il cesareo andavano fatti subito Li facevamo qui, per non perdere giovani vite»

«L’ecografia e il cesareo andavano fatti subito Li facevamo qui, per non perdere giovani vite»

Boni, pediatra e capogruppo in Consiglio: «Ma ora non c’è più né il reparto, né il personale»

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Castelnovo Monti Ecografia e cesareo urgenti sulla mamma con il bimbo poi nato morto andavano fatti subito, non dopo un’ora di trasporto in ambulanza. Tutto il resto sono chiacchiere. Ad affermarlo è il medico pediatra Carlo Boni, capogruppo di maggioranza in consiglio comunale a Castelnovo Monti.

«Le precisazioni della Ausl sul nato morto di 35 settimane dopo il trasferimento della madre trasferita in urgenza a Reggio Emilia meritano alcune considerazioni – afferma il pediatra Carlo Boni –. Ecografia e cesareo urgenti con tutta evidenza andavano fatti subito, non dopo un’ora di trasporto in ambulanza. Procedure peraltro più volte eseguite in passato nel nostro ospedale, con il risultato di non perdere una giovane vita. Non è stato possibile perché a Castelnovo Monti non c’è più il reparto e il personale che avrebbe potuto farlo. Questo è quanto. Il resto è una inutile e offensiva arrampicata sugli specchi. Il triste evento non fa che sottolineare l’imperdonabile errore di chiudere il punto nascite a Castelnovo Monti», ribadisce il dottor Boni.

«In tutte le sedi e ripetutamente abbiamo chiesto con forza di non prendere questa decisione e poi di ripensarla. Abbiamo cozzato contro un muro», afferma il dottor Boni alludendo alla lunga battaglia portata avanti dalla Montagna prima per evitare la chiusura del punto nascite del Sant’anna, poi per arrivare alla riapertura, peraltro promessa dal presidente della Regione Stefano Bonaccini durante la campagna elettorale per le Regionali 2020.

Era l’ottobre del 2017 quando arrivò la notizia della chiusura del punto nascite del Sant’Anna, legata al mancato raggiungimento del numero di 500 parti l’anno. Da anni era attivo il comitato “Salviamo le Cicogne”, che ha organizzato diverse azioni a sostegno del punto nascite.

«Ora – argomenta il pediatra e capogruppo Carlo Boni – è palese che chiudere un punto nascite che dista un ora o più dal più vicino hub è un rischio che non ci si può prendere, e un autentico attentato alla salute e a un intero territorio. I vertici dell’Azienda ammettano l’errore e si adoperino perché la politica ripensi una scelta che mette in discussione l’equità delle cure e la sopravvivenza stessa di un territorio, allontanandone i giovani e le forze migliori», conclude Boni.l

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