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In un libro l’ascesa e il declino del boss Grande Aracri

Jacopo Della Porta
In un libro l’ascesa e il declino del boss Grande Aracri

Il giornalista Antonio Anastasi ha scritto una biografia del boss. «Tra Cutro e Reggio Emilia un filo rosso sangue: uniamoci nel segno della legalità»

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Reggio Emilia Gli esordi criminali, l’ascesa, la guerra di mafia per il predominio, il radicamento in Emilia, i rapporti con la massoneria e la farsa della tentata collaborazione con la giustizia. Sono alcune delle tappe della storia criminale del boss Nicolino Grande Aracri, raccontate da Antonio Anastasi, giornalista del Quotidiano del Sud, che si occupa di ‘ndrangheta da oltre due decenni. Il libro La storia di “mano di gomma”. Ascesa e declino del boss che da Cutro aveva sfidato la ‘ndrangheta del Reggino è stato pubblicato da Luigi Pellegrini Editore (152 pagine, 14 euro) nella collana Mafie, curata dal professor Antonio Nicaso.

Anastasi nel 2021 rivelò che Grande Aracri stava tentando di accreditarsi come collaboratore di giustizia. Una farsa subito svelata da magistrati esperti come Nicola Gratteri e il sostituto Domenico Guarascio. La vasta eco che ebbe quella notizia a livello nazionale ha convinto il giornalista cutrese a voler raccontare la storia del boss, di cui come cronista ha seguito la parabola criminale nel corso del tempo.

«Grande Aracri ha sfidato gli equilibri centenari della ‘ndrangheta con il suo progetto di una nuova “provincia” mafiosa autonoma e paritetica rispetto al crimine di Polsi, l’organismo di raccordo che da sempre governa la mafia calabrese», scrive Nicaso nella prefazione. In questa opera emerge in modo chiaro il peso del boss cutrese negli equilibri criminali della ‘ndrangheta, le sue ambizioni e la capacità di stringere rapporti con pezzi della società civile emiliana.

Il libro racconta il legame con il vecchio boss Antonio Dragone, che come noto venne inviato al soggiorno obbligato a Quattro Castella nel 1982 e successivamente incarcerato. In quel momento iniziò l’ascesa del suo luogotenente, Grande Aracri, che sfocerà poi in una guerra di mafia che porterà all’uccisione di Dragone e alla liquidazione del suo gruppo.

«Reggio Emilia e Cutro sono due comunità legate da questo filo rosso, che talvolta è stato un filo rosso sangue - dice Anastasi alla Gazzetta di Reggio - La maggior parte dei cutresi, però, soffre per questa pervasività della ‘ndrangheta e per il fatto che talvolta questa situazione ha dato adito a comportamenti discriminatori anche nei confronti di chi non c’entra niente. Reggio Emilia e Cutro devono invece restare unite nel segno della legalità. Perché la mia città non è solo quella della ‘ndrangheta, ma anche del magistrato e statista Diego Tajani, il primo a sollevare in Parlamento, già nel 1875, il problema delle mafie e, da magistrato, tra i primi a cogliere la potenza devastante della zona grigia avendo perseguito pezzi di istituzioni colluse con la mafia». 

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