Gazzetta di Reggio

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Delitto di via Stalingrado

Ventitré anni all’assassino di Aniello Iazzetta

Ambra Prati
Ventitré anni all’assassino di Aniello Iazzetta

Il pm chiede l’ergastolo per Milan Racz. Al processo per l’omicidio del 51enne cadono due aggravanti su tre

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Reggio Emilia Sul delitto di via Stalingrado la sentenza è arrivata alle 16.15, quando la giuria popolare presieduta dal giudice Cristina Beretti (a latere Michela Caputo, i giudici popolari sono gli stessi del processo Saman Abbas) ha letto il dispositivo: 23 anni di carcere per Milan Racz, il 34enne slovacco ritenuto responsabile dell’omicidio volontario pluriaggravato di Aniello Iazzetta, 51 anni. La Corte d’Assise di Reggio ha riconosciuto una sola aggravante (quella dell’ospitalità) rispetto alle tre contestate (futili motivi e minorata difesa della vittima); l’esclusione della recidiva (per il pestaggio di uno sconosciuto su una panchina di via Giorgione il 21 maggio 2021) e la concessione delle attenuanti generiche hanno fatto il resto.

Respinto quindi l’ergastolo proposto dal pm Valentina Salvi. Tra le pene accessorie l’interdizione dai pubblici uffici e del pagamento delle spese. Accolte le provvisionali richieste dalle parti civili: 50mila euro per la figlia minore di Iazzetta (la ragazza ha 17 anni, ne compirà 18 a fine anno) e 20mila euro ciascuno per la sorella Rosa e il marito. Si è concluso così un processo ricco di colpi di scena, per l’ambiente ai margini nel quale è maturato. Il 17 giugno 2021, nel suo appartamento degradato di via Stalingrado (una laterale della via Emilia a Pieve), Iazzetta è stato trovato cadavere sul letto: il cranio fracassato e un occhio sfondato a indicare una violenta colluttazione. Il giorno seguente, il 18 giugno, Racz (rintracciato perché usava il cellulare della vittima) è stato arrestato al porto della Spezia. Il decesso del 51enne risaliva a cinque giorni prima: sabato 12 giugno. Iazzetta non si era mai ripreso dall’accusa infamante di abusi sessuali nei confronti della figlia (assolto in Appello nel 2015) e dava ospitalità ad amici senzatetto e sbandati come Racz. La giornata campale è iniziata alle 9.30 in tribunale con la requisitoria di un’ora del pm Salvi, che dopo aver ripercorso l’efferato delitto nel chiedere il non riconoscimento delle attenuanti generiche ha sottolineato che l’imputato «si è dato alla fuga», «non ha mai confessato», «ha fornito una ricostruzione dei fatti fuorviante e senza riscontri», «ha accusato un morto» cioè Maurizio Carbognani (noto senzatetto presente la sera in cui Racz arrivò furibondo a casa di Iazzetta) e «ha accusato una brava persona» (cioè Fernando Arturo Martinelli, il vicino che condivideva con Iazzetta il bagno ripulito con il Lisoform, deposto sul tavolo dall’avvocato difensore).

Il movente indicato dall’accusa: «Secondo una testimone Racz aveva saputo quella mattina che Iazzetta era stato accusato di abusare della figlia bambina» e «incolpava Martinelli di essere stato complice nel segreto». Si è associato alla richiesta di ergastolo l’avvocato di parte civile Andrea Davoli, che però a sorpresa ha contestato il movente ipotizzando un motivo economico: 350 euro ritirati con una Postepay quello stesso giorno da Iazzetta e Racz. «L’accusa non può cambiare il movente in corso d’opera», ha detto (riferendosi alla spiegazione iniziale che Iazzetta voleva mandare via Racz e la fidanzata) il difensore Ernesto D’Andrea, che ha messo in dubbio l’attendibilità dei due testi chiave (Carbognani e Martinelli), con patologie psichiche e dipendenze, che si sono contraddetti. «Se i testimoni fondamentali sono questi...». Il difensore ha negato la fuga, ha detto che Racz «non aveva intenzione di uccidere» e ha chiesto «l’assoluzione o in subordine la riqualificazione del reato in omicidio preterintenzionale e il riconoscimento delle attenuanti». l


 

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