Nuova Ztl in corso Garibaldi, oltre mille firme per dire stop
Residenti e commercianti: «È una scelta suicida ed è mancato il dialogo»
Reggio Emilia Sono esasperati e per gridare tutta la loro rabbia hanno acquistato anche una pagina sul giornale. Sono i commercianti e i residenti della zona fra corso Garibaldi e via Emilia Santo Stefano che saranno interessati dall’estensione della Zona a traffico limitato prevista dalla giunta.
Cittadini ed esercenti hanno fatto fronte comune e raccolto oltre mille firme tramite la petizione con cui chiedono maggiore trasparenza e coinvolgimento al Comune nel prendere decisioni di così grande impatto sulla quotidianità.
«Ci sentiamo abbandonati. Quella di corso Garibaldi sarà una Ztl per pochi e saremo fortemente penalizzati noi negozi di servizi, che necessitiamo di una programmazione in largo anticipo. Abbiamo raccolto oltre mille firme – esordisce Daniela Govi, presidente di Confesercenti, dietro il bancone del negozio di alimentari “Omar Fontanesi” di corso Garibaldi –. È dal 2008 che viene ventilata questa ipotesi e fin da allora abbiamo sempre sostenuto che vogliamo avere gli strumenti per far arrivare le persone da fuori in modo diverso. Noi, ciascuno nella propria zona - da via Farini a via Roma - abbiamo delle proposte, ma il Comune non ci ascolta. Ad esempio, da tempo proponiamo un parcheggio all’ex Opg – aggiunge Daniela –. Ci è stato risposto che non è del Comune, ma non lo erano nemmeno le Reggiane... Siamo stati chiamati, lo scorso aprile, a sederci a un Tuc (Tavolo unico per i commercio): ebbene, quasi in concomitanza abbiamo appreso della decisione di estendere la Ztl. Ma così non va bene: le nostre sono tutte attività di servizi e abbiamo necessità di dialogare con il Comune, poi di progettare insieme per decidere quanto si può attuare a medio e breve termine. Fatta così, invece, la Ztl è una mossa suicida. Il commercio è cambiato tanto in questi anni: se ci tolgono anche solo una piccola percentuale di clientela, per noi potrebbe essere in discussione la sopravvivenza della nostra attività».
Eugenio Menozzi è l’autore dell’articolo pubblicato nella pagina di ieri prenotata insieme ai commercianti di via Emilia Santo Stefano, corso Garibaldi. Menozzi è residente in via Emilia Santo Stefano dal 1952. «Non tollero le imposizioni – premette –. In Comune hanno preso questa decisione prima di parlarne con i diretti interessati. I negozi, per sopravvivere, hanno la necessità di poter essere raggiungibili agevolmente, di poter consegnare la spesa in velocità: non possono sempre permettersi le consegne a domicilio. Se vogliono chiudere per togliere il traffico, pensino piuttosto a creare quattro corsie sula circonvallazione».
Dalla tabaccheria di piazza Gioberti si uniscono alla protesta: «Prima di chiudere tutto, bisogna mettere a posto le cose che ci sono già e creare una città in grado di supporti la Ztl. Nella piazza siamo abbandonati, abbiamo la vasca della fontana con l’obelisco con l’acqua putrida. Inutile che ci raccontino fantasie di boulevard quando non sono in grado di mettere a posto quello che fanno di nuovo. Siamo pieni di pattume: abbiamo avuto i topi per la prima volta in nove anni. E non rientriamo nemmeno nel piano di pulizia del Comune. Ci hanno tolto anche i parcheggi e altri servizi». l
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