Gazzetta di Reggio

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Attentato incendiario al centro sociale Carrozzone

Ambra Prati
Attentato incendiario al centro sociale Carrozzone

Reggio Emilia: i vandali hanno appiccato due incendi dolosi in piena notte. Danneggiati l’arredo, un gazebo, l’impianto elettrico. Una finestra rotta a bottigliate

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Reggio Emilia Due roghi dolosi, appiccati in punti diversi, con le fiamme che nel primo caso hanno danneggiato un gazebo, parte dell’arredo della distesa estendendosi al tetto e nel secondo caso hanno compromesso due neon e l’impianto elettrico. Senza contare le bottiglie di birra lanciate contro il muro: una di queste ha rotto il vetro di una finestra. Almeno diecimila euro di danni stimati, che saranno coperti dall’assicurazione: questo il bilancio dell’azione di vandali incendiari che nella notte tra lunedì e ieri hanno preso di mira il centro sociale Carrozzone di via Gallinari 1, vicino al Meridiana.

«Non ne possiamo più, questo è l’ennesimo atto vandalico gratuito», è lo sfogo del presidente del circolo Marco Stradelli, 75 anni, che ieri mattina assisteva ai rilievi della scientifica dell’Arma all’interno degli spazi transennati dal nastro.

La prima ad essere contattata, alle tre di notte, è stata Emilia, un membro del direttivo del circolo, che racconta: «Il presidente aveva il cellulare spento, perciò hanno chiamato me. Dall’altra parte della cornetta i carabinieri della Sezione Radiomobile mi hanno detto che era divampato un incendio».

La donna è subito accorsa sul posto, dove erano già al lavoro due squadre di vigili del fuoco.

«Gli inneschi sono stati due: uno accanto al muro di fianco all’ingresso, sotto il porticato, che ha messo fuori uso due neon: lì abbiamo trovato per terra cocci di bottiglie di birra di una marca che noi non vendiamo e dello stesso colore dei pezzi di vetro incastonati nella finestra rotta; con tutta probabilità hanno lanciato una bottiglia o l’hanno usata per sfondare con parecchi colpi la vetrata, che sarà da sostituire. L’altro rogo, sempre accanto al muro, tra sedie e tavoli sotto il primo gazebo – racconta il presidente, vigile del fuoco in pensione –. Per fortuna ho voluto dei gazebo ignifughi ma il tendone è stato danneggiato e i pompieri, che hanno riscontrato una temperatura troppo elevata, hanno dovuto scoperchiare una porzione del tetto; anche quella sarà da ripristinare».

I vigili del fuoco hanno impiegato circa due ore per aver ragione delle fiamme.

Nessun dubbio sull’origine dolosa: qualcuno ha usato due grossi cestini per appiccare le fiamme ai rifiuti, forse cosparsi di liquido infiammabile. Sull’episodio i carabinieri del comando di Reggio hanno aperto un’indagine contro ignoti.

«Certo che abbiamo dei sospetti, in particolare su gruppi di giovani che già in passato hanno dato dei problemi: due anni fa, ad esempio, hanno dato fuoco al capanno delle biciclette – prosegue il presidente Stradelli –. Giovani ubriachi che frequentano l’area, che rimane sguarnita durante la notte: il centro sociale chiude alle 19.30, solo al venerdì e al sabato alle 23.30. Con il buio chi vuole venire qui, portandosi dietro da bere, può fare il bello e il cattivo tempo indisturbato».

Stradelli sottolinea che il Carrozzone non è dotato di telecamere. «La struttura appartiene al Comune, che finora è rimasto sordo alle nostre richieste di dotarci di videosorveglianza, anche se dopo l’accaduto bisognerebbe davvero provvedere. Così come ci auguriamo passaggi più frequenti da parte delle forze dell’ordine. Perché i vandalismi sono all’ordine del giorno: consideri che compriamo 500 sedie all’anno, ogni anno nuove, perché tanti incivili le prendono, le mettono nel parco e le spaccano».

Dopo lo sfogo rabbioso, il presidente esprime tutto il suo rammarico. «Sono stanco. Non capisco il comportamento di chi compie gesti simili. Già arranchiamo dopo il Covid; noi volontari del centro sociale ci mettiamo impegno, tempo e talvolta anche denaro di tasca nostra per far funzionare lo spazio collettivo – afferma Mastrelli –. Questo è un parco bellissimo, molto frequentato dalle famiglie: anche adesso i bambini giocano qui a fianco. Non lasciamo che diventi terra di nessuno». l


 

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