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L’inchiesta della Finanza

Tutta la droga della ’ndrangheta: quindici arresti nel Reggiano

Tutta la droga della ’ndrangheta: quindici arresti nel Reggiano

In provincia di Reggio Emilia il braccio operativo del boss latitante di San Luca: in cella anche Francesco Silipo, fratello del giovane ucciso da Dante Gomme a Cadelbosco Sopra

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Reggio Emilia La ’ndrangheta crotonese e reggina in affari per dividersi i proventi di un fiume di cocaina trasportata tra Reggio Emilia e la Calabria, i cartelli sudamericani, gli albanesi acquirenti, i cinesi che si occupavano del riciclaggio dei proventi milionari con bonifici via Hong Kong. Ci sono impensabili alleanze tra diversi gruppi di criminalità organizzata nell’operazione “Aspromonte emiliano” della guardia di finanza di Bologna, coordinata dalla Dda e dalla Dna, che ha visto 15 arrestati nel Reggiano (ma sono una ventina in totale gli imputati che pur non essendo né domiciliati né residenti gravitavano nella nostra provincia, altrettanti gli indagati a piede libero).

Oltre 160 militari della guardia di finanza di Bologna, con il supporto dello Scico e di altri comandi come quello di Reggio Emilia, ieri hanno eseguito 41 ordinanze di custodia cautelare (37 in carcere, 3 agli arresti domiciliari e un obbligo di dimora): sgominata una banda composta da italiani appartenenti o contigui alla ’ndrangheta, dedita al traffico internazionale di cocaina, hascisc e marijuana.

L’accusa di associazione a delinquere è mossa al solo al boss di San Luca, il 37enne Giuseppe Romeo, tutti gli altri indagati devono rispondere del reato di narcotraffico internazionale.

Ben 15 gli arrestati in provincia di Reggio Emilia, che tra l’altro si conferma il centro di smistamento di quintali di droga. È nella nostra provincia che si conta la maggior parte degli episodi contestati: nei frequenti viaggi su e giù per la penisola, il Reggiano era il “deposito” preferito, la base per smistare la merce.

Tra gli arrestati c’è un nome che spicca: è Francesco Silipo, 35 anni, nato a Crotone e residente a Gualtieri, detto “ballocco”, “quattrocchi” o “bastarda galera” (per la sua espressione di disappunto preferita); è il fratello di Salvatore Silipo, ucciso a 29 anni il 23 ottobre 2021 nell’officina Dante Gomme a Cadelbosco Sopra dal suo ex titolare, Dante Sestito di 71 anni. Non c’è alcun legame tra quel fatto e questa indagine, tuttavia Francesco Silipo è ritenuto dagli inquirenti una figura apicale: uno che dava ordini nella sede operativa reggiana, che aveva a disposizione la maggior parte degli uomini e degli immobili.

A finire dietro le sbarre Giuseppe Cistaro, 44 anni, nato a Crotone e residente a Sant’Ilario d’Enza; Niko Costanzo, 29 anni, nato a Catanzaro e residente a Quattro Castella; Rosario Costanzo, 59 anni, nato a Petilia Policastro (Catanzaro) e residente a Quattro Castella; Alessio Drago, 30 anni, detto “Pino il chimico”, nato a Cariati (Cosenza) e domiciliato a Cadelbosco Sopra; Claudio Fava, 41 anni, nato a Scandiano e residente a Reggio; Giovanni Generoso, 29 anni, nato a Guastalla residente a Gualtieri; Nertil Hoxhaj, albanese 38enne residente a Cadelbosco Sopra; Gennaro Lonetti, 36 anni, nato a Cariati (Cs) e residente a Gualtieri; Antonino Modafferi, 42 anni, nato a Reggio Calabria, ultimo domicilio a Pieve Modolena a Reggio; Raffaele Oppido, 30 anni, nato a Crotone e residente a Roncocesi e Salvatore Oppido, 33 anni, di Crotone e residente a Quattro Castella; Costanzo Sanna, 60 anni, originario di Sassari e residente a Reggiolo, ex carabiniere già condannato per il cosiddetto casolare della droga; Gabriele Scarantino, 33 anni, di Scandiano e residente a Modena; Francesco Ventura, 44anni, nato a Isola Capo Rizzuto (Cz) e residente a Poviglio.

Nella complessa indagine durata due anni (da gennaio 2021 ad aprile 2022, ma vengono contestati fatti del 2017) e coordinata dalla procura nazionale Antimafia e Antiterrorismo perché emergevano convergenze con filoni investigativi di diverse procure, i finanzieri hanno ricostruito la struttura dell’intera filiera. Al vertice c’era il boss Giuseppe Romeo, della ’ndrina “Staccu” di San Luca (Rc), latitante in Spagna dal 2018 e arrestato nel 2021. Mentre era latitante il boss ha tirato le fila di una vastissima rete di narcotraffico internazionale: chili e chili di droga che, acquistati dai produttori (i cartelli colombiani, peruviani, messicani e boliviani), arrivava nei porti olandesi (Anversa e Rotterdam) per essere distribuiti in Europa. l

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