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I volontari di Nuova Luce «L’ultima cena con noi poco prima di morire»

Serena Arbizzi
I volontari di Nuova Luce «L’ultima cena con noi poco prima di morire»

I familiari della vittima: «Siamo dilaniati dal dolore». Identificato il killer e trovata l'arma del delitto: un coltello con lama di 20 centimetri

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Reggio Emilia Era una presenza fissa nella zona della stazione, Thabet Mohamed Ali, il 18enne ucciso con una coltellata nella notte fra martedì e ieri sulla banchina del binario uno. E sono numerosi i senzatetto, ma anche i volontari che portano i pasti caldi a chi è senza fissa dimora, ad averlo visto, poche ore prima di morire.

«Siamo tutti profondamente sconvolti, noi volontari – afferma Maria Diletto, presidente dell’associazione “La nuova luce” –. Proprio martedì sera, come facciamo abitualmente, abbiamo portato i pasti preparati da noi alla stazione. C’erano tantissime persone, tra le quali numerose donne. Mi vengono i brividi se penso che quella è stata la sua ultima cena prima di andarsene. Non ci posso credere... Non ci possiamo credere».

I volontari de “La nuova luce” hanno servito il cous cous ai senzatetto della stazione.

«Thabet Mohamed ha preso il suo piatto ed è andato a sedersi di fronte a noi, sulle sedie – aggiunge Maria –. Non ci sembra possibile che tutto questo sia successo e che non lo rivedremo più quando ritorneremo alla stazione per le nostre attività di volontariato. Avevamo trascorso una bella serata tutti insieme, i ragazzi hanno apprezzato il cous cous e mi prendevano amichevolmente in giro, non credevano che lo avessi fatto io, siccome è un piatto straniero».

Anche i famigliari di Thabet Mohamed Ali sono straziati: «La sua vita è stata spezzata da giovanissimo, non abbiamo parole, siamo dilaniati dal dolore».

Così come sono distrutti da quanto accaduto anche i senzatetto che popolano la stazione quando la notte in particolare diventa terra di nessuno.

«Ho visto due tunisini che mi arrivavano incontro: mi hanno lanciato una bottigliata perché poco prima avevo fatto la pipì e me la volevano far pagare. La bottiglia è finita contro le pareti della stazione – aggiunge un senzatetto –. Ali stava dormendo a pochi passi da me, vicino all’ufficio postale, poi, all’improvviso non c’era più. A un certo punto ho sentito che urlava in modo straziante: “Aiutatemi, aiuto, aiuto...”. Poi, pochi istanti dopo, abbiamo visto cos’era successo. Non ci è rimasto da fare altro che piangere il nostro amico che purtroppo ora non c’è più. Poi, ho visto i due tunisini scappare: anche loro sono conosciuti, qui, nella zona della stazione. Le forze dell’ordine mi hanno mostrato la foto e chiesto se li conoscevo».

Altri testimoni hanno sentito le urla di Thabet Mohamed.

«Non abbiamo fatto in tempo a salvarlo – aggiungono altri senzatetto –. Abbiamo sentito la sua voce mentre urlava: non lo dimenticheremo». l

S.A.

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