Case e strade minacciate dal maltempo a Baiso: «Da due settimane lottiamo contro il mostro di Ca’ Lita»
Il geologo Bertolini: «La frana avanza sei metri al giorno»
Baiso Da più di due settimane non si ferma la lotta contro la frana di Ca’ Lita, che si era riattivata anche tra il 2002 e il 2004.
Una colata d’argilla lunga due chilometri e mezzo minaccia la provinciale 486R, la strada comunale per Levizzano e le case dove abitano dodici persone. Poco più a valle c’è il corso del fiume Secchia.
In località Poggio del Bue i mezzi della ditta Parenti di Villa Minozzo operano senza sosta.
Sul posto, a monitorare la situazione, c’è il geologo Giovanni Bertolini, funzionario dell’Agenzia per la Sicurezza territoriale e Protezione civile della Regione.
«Si va avanti giorno e notte, tanto che stiamo allestendo delle tende per i lavoratori per farli riposare tra un turno e l’altro» spiega il geologo.
Cinque famiglie vivono con il fiato sospeso da giorni. Tre di loro abitano a ridosso della strada per Levizzano, le altre due negli edifici che si trovano all’incrocio con la provinciale, sul lato verso il Secchia.
«La frana avanzata con una velocità di sei/sette metri al giorno, misurata grazie all’utilizzo di cinque Gps e altre strumentazioni. A mano a mano che “il mostro” avanza dobbiamo portare via la terra». I camion la trasportano verso una vicina cava, che si trova nel greto del Secchia. La polizia locale è impegnata sulla provinciale a gestire il traffico perché i mezzi pesanti devono attraversarla di continuo.
«È una specie di tapis roulant che avanza tutto con la stessa velocità - prosegue Bertolini - Le piogge degli ultimi due giorni non hanno influito in modo particolare, perché queste frane sono mosse da meccanismi profondi che sono condizionati da precipitazioni di lunga durata più che da fenomeni impulsivi».
Da inizio aprile al 20 maggio, la stazione meteo di Baiso ha registrato una cumulata complessiva di 298 millimetri di pioggia.
La riattivazione è iniziata con la destabilizzazione della porzione superiore sotto Levizzano, chiamata la “Piana” (4,5 metri di spostamento nel giorno 20), a cui, nel giorno seguente, è seguita la “rottura” dell’unghia di frana sul fondovalle, sotto pressione per le spinte provenienti da monte.
Il corpo franoso, costituito prevalentemente da argilla, ha un volume di circa dieci milioni di metri cubi.
In questi giorni sono stati prelevati 100mila metri cubi di terra.
La conformazione geologica del nostro Appennino rende il territorio molto vulnerabile.
«L’argilla si presenta come una roccia quando è secca, mentre diventa quasi un fluido quando è imbevuta d’acqua». Pertanto, le prolungate precipitazioni di questo periodo stanno mettendo a rischio vaste porzioni di territorio reggiano ed emiliano.
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