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L’invaso

Diga di Vetto, il ministero boccia l’idea di ripartire dal “Marcello”

Mauro Grasselli
Diga di Vetto, il ministero boccia l’idea di ripartire dal “Marcello”

«Normative tecniche e ambientali cambiate, l’opera è da riprogettare»

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Vetto Il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti ha bocciato la proposta della Municipalità di Ramiseto (Ventasso) di riprendere la costruzione della diga di Vetto partendo dal progetto realizzato dall’ingegner Marcello nel 1981, che prevedeva uno sbarramento in terra alto 83 metri e un volume di invaso di 130 milioni di metri cubi. All’epoca venne costruito il “taglione” – lo zoccolo trasversale in cemento su cui si prevedeva dovesse poggiare la diga sull’Enza – ma poi la realizzazione dell’invaso venne abbandonata per mancanza di risorse finanziarie.

Il 9 maggio scorso la Municipalità di Ramiseto ha proposto di ripartire dal progetto Marcello. Il ministero ha bocciato l’idea affermando che «si dovrà necessariamente dar corso alla riprogettazione dell’opera nonché rinnovare i procedimenti accertativi e autorizzativi, non più validi, dato il tempo decorso». Questo perché nel frattempo sono uscite «disposizioni normative tecniche emanate successivamente alla redazione del progetto a suo tempo approvato (norme tecniche sulle costruzioni NTC 2018, norme tecniche in materia di dighe NTD 2014, norme ambiantali Decreto legistativo 152/2006)».

Quindi occorre ripartire con la progettazione, e l’iter è quello che che il 12 aprile scorso ha portato al Decreto 10083 della Direzione generale per l’edilizia stradale, le politiche abitative, la riqualificazione urbana e gli interventi speciali del ministero delle Infrastrutture; decreto ccon cui è stato ammesso a finanziamento, per 3,2 milioni di euro, il progetto di fattibilità per la realizzazione della diga sull’Enza, con beneficiaria l’Autorità di Bacino distrettuale del fiume Po.

«Nel dibattito infinito sulla diga di Vetto è il momento della verità; non della mia, come qualcuno potrebbe pensare, ma del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – commenta Duilio Cangiari Europa Verde Reggio Emilia – . Ormai da anni denuncio la faziosità di certe posizioni che hanno polarizzato il dibattito sulla diga di Vetto e che vedevano al centro la tesi che si potesse, con poca spesa e in poco tempo, riproporre il vecchio progetto naufragato negli anni ’80. Era del tutto evidente che questa posizione, ripresa con toni polemici e in modo strumentale anche da alcune forze politiche, non fosse praticabile. Nonostante la logica e il buonsenso dicessero altro, si è voluto insistere su questa strada polarizzando la discussione e, di fatto, impedendo al dibattito di focalizzare sulle priorità e le soluzioni fattibili in tempi rapidi. In questo, purtroppo, certa politica e il modo agricolo non sono esenti da responsabilità. Quindi è tutto da rifare, e i 3,5 milioni di euro (3,2 ministeriali più 300mila euro stanziati dalla Regione, ndr) di cui si parla e che forse arriveranno, dovranno servire per “avviare una analisi tecnico-economica comparativa tra le migliori scelte progettuali”, fermo restando l’ampio ventaglio di proposte indicate nei documenti di programmazione pubblica. Rimane tuttavia ad oggi inevaso il tema della urgenza degli interventi utili ad affrontare la scarsità idrica che ciclicamente si ripresenterà, ma per farlo dobbiamo essere chiari e onesti rispetto agli obiettivi e alle reali necessità, sgombrando il campo da strumentalizzazioni e forzature perché in questo preciso momento storico abbiamo bisogno più che mai della buona politica, della buona amministrazione e della corretta gestione del territorio».l




 

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