Morto a 96 anni Nello Salsapariglia Fu tra i pionieri della meccanica
Bagnolo L’imprenditore fondò il Museo della Tecnica di via Ramazzini
i Linda Pigozzi
Bagnolo È morto nel pomeriggio di ieri a 96 anni, nella sua casa di Bagnolo, il cavalier Nello Salsapariglia, pioniere della meccanica nel Reggiano.
Imprenditore, ex dirigente Emak e fondatore della Collezione Salsapariglia – un vero e proprio Museo della Tecnica inaugurato nell’aprile 2008 – Nello aveva ricevuto nel 2012 il riconoscimento di Cavaliere al merito della Repubblica italiana per una vita fatta di lavoro, ma soprattutto di grandissima passione.
«Mio padre – ricorda la figlia Marzia – per tutta la vita ha avuto la passione di raccogliere ferri vecchi per restaurarli. Diceva che per lui era motivo di grande soddisfazione veder muovere il ferro e togliere la fatica agli uomini».
La salma sarà esposta dalle 9.30 alle 12 di venerdì mattina nella sala della Collezione Salsapariglia, in via Lazzaretti, a Pieve Rossa.
I funerali si terranno alle 14.30 di venerdì nella chiesa parrocchiale di Bagnolo.
Il 96enne lascia i figli Ivano e Marzia, la nuora Marisa, il genero Renato e i nipoti AntonioMaria, Davide e Alan.
Nato nel 1926 in una famiglia di mezzadri al confine fra Bagnolo e Correggio, è stato fra i pionieri della meccanica agricola nel Reggiano. Poco più che bambino, scoprì casualmente la meccanica nell’officina di un amico del padre, e se ne appassionò immediatamente facendone una ragione di vita.
Frequentò solo la scuola elementare, in parte a San Michele e in parte a Pieve Rossa. Il padre avrebbe avuto bisogno del suo aiuto nel lavoro dei campi, ma comprese il talento per la meccanica del figlio che, una volta 15enne, mandò a lavorare in una torneria che produceva pezzi per le Officine Reggiane in via Ramazzini, a Reggio Emilia.
«Lavoravo dieci ore al giorno per una lira all'ora, andavo avanti e indietro in bici, ma ero felice perché facevo il lavoro che amavo – raccontò Nello Salsapariglia nel giorno dell’inaugurazione del museo di via Ramazzini –. D'estate andavo a fare il motoaratore per conto terzi, per guadagnare di più ma anche perché amavo guidare i mezzi agricoli».
Dopo la guerra fondò l’azienda Lesa (dalle iniziali dei due soci, Leone e Salsapariglia) che produceva, nella sede di via Adua a Reggio, trattori realizzati assemblando pezzi meccanici recuperati da residuati bellici, con motori della Slanzi di Novellara. In quegli anni visse a Reggio, per trasferirsi poi a Bagnolo quando iniziò a produrre motoseghe. La società Lesa confluì in seguito – erano ormai gli anni Sessanta – nella Emak, di cui fu poi dirigente. Anno dopo anno ampliò la collezione di oggetti meccanici: motociclette, motori agricoli e industriali, biciclette, la serie di trattori Lesa costruiti negli anni 50/60, motoseghe Sabart, grammofoni, fonografi e radio, armi ad avancarica ottocenteschi: lo straordinario patrimonio con cui allestì l’esposizione permanente di via Lazzaretti che portava il suo nome e dove, domani, sarà possibile rendergli l’ultimo saluto. l
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