Affidi, il legale di Foti al procuratore Paci: «Sarebbero state belle delle scuse»
Affondo del difensore dopo l’assoluzione: «L’accusa è crollata»
Reggio Emilia «Sarebbe bello sentire parole di scuse, di reale comprensione, non servono a nulla i bizantinismi, nemmeno a consolare». Non accenna a placarsi la scia di polemiche per l’assoluzione in Appello di Claudio Foti nel processo sugli affidi in Val d’Enza: un ribaltone che ha rinvigorito le difese dei 17 imputati con rito ordinario. A sostenere le ragioni dell’accusa, nell’ultima udienza a Reggio, è stato il procuratore capo, Gaetano Calogero Paci, per il quale «non si può dire che con questa pronuncia crolli l’accusa o che vengano sconfessati i fatti», ricordando che «l’assoluzione è ai sensi del secondo comma articolo 530 del codice penale, il quale dà la facoltà al giudice di assolvere l’imputato quando la prova c’è ma non è completa o non è univoca» e sottolineando che «grazie alle indagini di Bibbiano abbiamo avuto importanti conseguenze legislative». Il procuratore ha ricordato che «sulle presunte violenze sessuali ai danni di minori non è emerso nulla: su 8 casi 7 sono stati archiviati. Questo deve significare qualcosa».
Frasi che hanno innescato la replica del difensore di Foti, l’avvocato Luca Bauccio, che parla di «incongruenze», chiedendo «il rispetto non solo formale della sentenza di assoluzione». «Foti è stato assolto – rimarca il legale – e anziché dichiarare che l’accusa “non è crollata” mi sembrerebbe naturale chiedersi: che cosa non ha funzionato nell’accusa? Tutto, praticamente». Per il legale «l’ipotesi di abuso d’ufficio è stata costruita su una palese eliminazione delle fonti che spiegavano la condotta degli indagati». L’avvocato ricorda la documentazione per il progetto La Cura, «eppure, la pubblica accusa ancora in Appello ha parlato e scritto di “incarico a voce”. Di fronte alle prove documentali che la difesa ha prodotto e che erano nel fascicolo dell’indagine cosa poteva accadere in Appello se non il crollo, sì il crollo, dell’accusa?». Quindi un affondo: «Sulla base di questa omissione sono finiti in custodia cautelare tante persone, la loro vita è stata distrutta, le loro carriere e progetti svaniti». L’avvocato parla anche di un caso ipotizzato di lesioni gravi ai danni di una minore, «che aveva un passato di traumi» familiari «molto prima che Foti sapesse dell’esistenza di questa ragazza»: «Ecco tutta questa narrazione è crollata, sì ancora un crollo». E poi: «Mentre l’accusa crollava davanti agli occhi dei giudici d’Appello, continuavo a chiedermi: perché non sono qui alla sbarra coloro che hanno rovinato la vita a questa povera ragazza? Non mi riferisco ai reati archiviati, di certo non sarò io, avvocato, a negare valore alle archiviazioni. Mi riferisco agli altri fatti». Per l’avvocato Bauccio la consulenza con cui Foti è stato condannato in primo grado non era condivisibile «La legga signor Procuratore. Sono certo che la richiuderà e sarà d’accordo con la Corte d’Appello». Ma è sul dettaglio giuridico dell’assoluzione che replica il difensore: «Mi chiedo che fondamento abbia affermare che l’assoluzione sarebbe equivalente alla vecchia assoluzione per insufficienza di prove. Questa affermazione non ha fondamento. L’assoluzione ai sensi dell’articolo 530 comma 2 è piena e l’insufficienza di prove è stata eliminata dal codice proprio perché il legislatore non voleva più che esistesse e non perché voleva solo cambiarle nome».
Di qui un appello al procuratore: «Le indagini e i processi non sono una prova personale, non siamo in gioco noi, magistrati e avvocati siamo gli strumenti perché la giustizia si compia. Si dimentichi per un attimo del “non crollo” delle indagini e aiuti il processo, con la sua grande esperienza e valore, a salvare il salvabile della vita di tante persone finite nel buco nero dell’infamia perché una legge che c’era non è stata vista, perché delibere e provvedimenti sono stati negati e c’erano, perché una psicologa ha pensato di diagnosticare due gravi disturbi violando i paradigmi della scienza e della Carta di Noto, Èanche quella crollata». l
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