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Partita Spezia-Verona a rischio, Reggio Emilia si prepara ad accogliere gli ultras: chiusura alle 17 per i Petali e la piscina Aquatico

Ambra Prati
STADIO CITTà DEL TRICOLORE EX GIGLIO CARABINIERI E POLIZIA IN TENUTA ANTI SOMMOSSA SCORTANO TIFOSI DEL BOLOGNA DOPO TENTATIVO DI SCONTRO CONTRO TIFOSI REGGIANI
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STADIO CITTà DEL TRICOLORE EX GIGLIO CARABINIERI E POLIZIA IN TENUTA ANTI SOMMOSSA SCORTANO TIFOSI DEL BOLOGNA DOPO TENTATIVO DI SCONTRO CONTRO TIFOSI REGGIANI

Le attività in zona stadio: «Danno economico, speriamo sia un unicum»

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Reggio Emilia Una città blindata e con le serrande abbassate, per necessità (a causa di misure di sicurezza mai viste prima) o per scelta dettata dalla paura. Così Reggio si prepara alla partita di calcio di serie A Spezia-Hellas Verona, che si disputerà domani alle ore 20.45 allo stadio Mapei-Città del Tricolore. Un match per la salvezza, riservato ai soli tifosi veneti e liguri, che nessuno voleva ospitare, per l’animosità degli ultrà e per il cattivo sangue che corre con i tifosi della Reggiana. Ma la Lega Calcio ha battezzato il Mapei e da martedì, da quando è stata ufficializzata la decisione, la questura è in fibrillazione per organizzare il servizio d’ordine della partita a rischio disordini altissimo, mentre si sono succedute già due riunioni del Comitato provinciale per la sicurezza e l’ordine pubblico. L’ultima seduta, quella di mercoledì, ha emesso il verdetto, ieri sancito dall’ordinanza del sindaco Luca Vecchi: viene disposta la chiusura anticipata del centro commerciale I Petali di piazzale Atleti Azzurri d’Italia e dell’adiacente parco Aquatico, a partire dalle 17. «La misura è stata adottata dopo valutazioni di sicurezza complessive, fra cui la necessità di lasciare libero l’ampio parcheggio di piazzale Atleti». Dopo le 17 il parcheggio dev’essere sgombro dalle auto.

I gestori non hanno preso bene il diktat, finalizzato a evitare vandalismi e ad agevolare il lavoro degli oltre 500 agenti che saranno schierati.

Simone Priori, direttore dei Petali, commenta: «Noi abbiamo espresso il nostro rammarico sul fatto che non si sia riusciti a trovare una soluzione diversa. Siamo preoccupati per il disagio alla clientela: è chiaro che chiedere di chiudere un parcheggio come quello dei Petali non è solo un problema logistico, è un servizio che non siamo abituati a fornire».

C’è poi il tema economico, prosegue: «Chiudere la domenica significa perdita. Allo stesso tempo, subito dopo aver espresso disappunto, alle forze dell’ordine abbiamo dato la massima disponibilità; nelle precedenti esperienze abbiamo sempre avuto un grande supporto dalla questura. Certo non vogliamo che diventi un’abitudine: dev’essere un caso isolato. Ci auguriamo che resti un unicum. Dovrebbe essere chiaro che il connubio tra sport, shopping e tempo libero è vincente; invece il messaggio va in senso contrario». Priori ci tiene a dare informazioni di servizio: «Aspettiamo la clientela oggi e domani, quando chiuderemo alle 17; le persone avranno tutto il tempo di tornare a casa in sicurezza poiché la partita è alla sera».

«Abbiamo convissuto con eventi sportivi, ma così tante limitazioni non le avevamo mai viste: un provvedimento del genere non ha precedenti. Pare che le autorità abbiano deciso così – spiega Giacomo Doglione, direttore Kinema Srl che gestisce l’Aquatico –. Si tratta di un danno economico importante: la domenica è la giornata di massima affluenza per la piscina, invece saremo obbligati a lasciare liberi i parcheggi alle 17. Per attutire il disagio praticheremo un prezzo ridotto: ingresso 12,50 euro anziché 14,50, lettino-ombrellone 5,50 euro anziché 7. Faremo pubblicità per preparare i reggiani. Anche se non è nostra competenza, posizioneremo dei cartelli per avvisare del divieto a partire dalle 17».

C’è anche chi ha deciso, in autonomia, di restare chiuso domani: è il caso del circolo Arci Pigal di via Petrella. «Chiudiamo perché vogliamo stare tranquilli – spiega il presidente del Pigal, Ivano Ballarini –. Siamo vicino alla biglietteria dello stadio, una delle tifoserie entrerà da lì e le notizie che ci arrivano sono allarmanti; in caso di danneggiamenti non ce li pagherebbe nessuno. Meglio prevenire: ci riposiamo, riapriremo lunedì. Nessuno ce lo ha chiesto; è una scelta nostra. Quando lo abbiamo comunicato alla questura, la reazione è stata di sollievo. Ci hanno detto grazie».

L’ultimo intervento, di carattere generale, è di Azio Minardi, presidente Uisp Reggio. «Dopo il match forse sarà opportuno che gli addetti ai lavori si fermino per interrogarsi su come una comunità che vive con passione, entusiasmo, partecipazione un evento sportivo sia stata al contrario allontanata a forza con misure eccezionali di sicurezza. Succede così che lo stadio si trasformi in una sorta di bomba inesplosa pericolosissima che obbliga tutti a evacuare la zona: nulla ovviamente da eccepire a chi è preposto alla sicurezza pubblica, forse qualcosa su cui riflettere per chi governa lo sport». l

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