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Ztl in centro a Reggio Emilia, commercianti inferociti: «Ascoltateci o protesteremo»

Ambra Prati
Ztl in centro a Reggio Emilia, commercianti inferociti: «Ascoltateci o protesteremo»

Il no ai limiti in corso Garibaldi unisce le associazioni di categoria. Attacco al Comune: «Azioni spot calate dall’alto e senza confronto»

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Reggio Emilia «La Ztl in corso Garibaldi e via Emilia Santo Stefano è una decisione spot improvvisa, calata dall’alto, senza mai interpellarci, senza prendere in considerazione proposte alternative. Vogliamo un city manager in grado di valorizzare il centro storico. Stavolta se l’amministrazione comunale non darà risposte chiare ci riserviamo di intraprendere iniziative di protesta clamorose». Parola di Giorgio Lugli, presidente Cna Reggio Emilia, ma anche di tutti i rappresentanti delle associazioni di categoria che, con uno spirito più che agguerrito, contestano «il metodo e il merito».

Il «no» all’introduzione della Ztl – annunciata all’improvviso alla Gazzetta di Reggio a fine aprile dall’assessore alla Mobilità Carlotta Bovincini e che dovrebbe entrare in vigore entro luglio – è riuscito a mettere d’accordo le associazioni dei commercianti. Cna, Confcommercio, Confesercenti e Lapam-Confartigianato, «stanchi di apprendere le notizie della stampa», ieri si sono presentati schierati al gran completo e con un coltello tra i denti vuotando pubblicamente il sacco di tutto ciò che non va.

«Siamo qui in forma unitaria e già questo dovrebbe far riflettere – ha esordito Lugli della Cna – Siamo associazioni economiche, rappresentiamo le imprese ma anche il benessere del territorio: il nostro coinvolgimento dovrebbe essere scontato, ma su questo tema non è stato così, non c’è stato dialogo. Noi esprimiamo il disagio delle attività che appartiene, come è emerso di recente, anche a i residenti. Al di là delle strade da chiudere alle auto o meno contestiamo la mancanza di collaborazione tra commercianti e istituzioni, che mettono in campo novità “spot”, prive di una visione organica. Il nostro è un grido di dolore».

Dopo aver presentato il periodo dell’associazione che nei primi mesi del 2019 intervistava il sindaco Luca Vecchi all’epoca in campagna elettorale per il secondo mandato («È favorevole all’ampliamento della Ztl?» «No»), Monica Soncini, vicepresidente di Confcommercio, ha illustrato la cronistoria. «La discussione sul Pums è iniziata nella scorsa legislatura. Nell’autunno 2019 il nuovo assessore alla Mobilità aveva concesso un termine per presentare le nostre osservazioni: avevamo depositato documenti dettagliati, di cui non è saputo più nulla. La risposta del Comune arriva a quattro anni di distanza sotto forma di provvedimenti restrittivi mai discussi». Nel mezzo di questo passare di anni e giunte «l’unica novità di rilievo è stato l’affidamento di uno studio al Politecnico di Milano per un progetto di valorizzazione del centro storico. Ma anche qui, dopo il convegno del 23 febbraio scorso all’hotel Astoria, è calato il silenzio. Dopo quella giornata il nulla». Il luogo deputato per il dialogo tra Comune e associazioni è il Tuc, sigla burocratese che significa Tavolo unico per il commercio. «Ma siamo disillusi: nelle sedute ci limitiamo a prendere atto di decisioni già prese. Ci sentiamo presi in giro quando andiamo a queste riunioni. Non è più accettabile».

Senza contare, ha rincarato Guido Gasparini, presidente di Lapam Confartigianato sede di Reggio, che sulla comunicazione efficace sulle possibilità di accesso al centro storico «il Pums indica che occorre comunicare e poi monitorare il risultato di ogni iniziativa: dov’è tutto questo? L’impressione è che i tanti (oggettivamente troppi) assessorati limitino il proprio raggio d’azione al compitino loro assegnato, senza il necessario coordinamento».

Fin qui la contestazione, piuttosto pesante. La parte costruttiva è stata illustrata da Dario Domenichini, presidente Confesercenti Reggio: «Non ci limitiamo a esprimere il nostro dissenso, facciamo proposte alternative su un tema così impattante sulle attività. Le chiusure delle strade ci preoccupano: già quelle aeree della città sono state indebolite dalla pandemia, dal caro energia, dall’attuale inflazione e dal calo dei consumi, una ulteriore diminuzione delle vendite potrebbe far abbassare altre serrande. Sono attività che andrebbero aiutate e non penalizzate, come temiamo stia accadendo».

Occorre «una visione unitaria dell’esagono, non politiche segmentate», perciò «ormai non è più rinviabile l’istituzione di una figura manageriale». L’idea del city manager non è nuova, ma è diventata urgente.

«Speriamo si faccia. È necessario fermarsi, evitare conseguenze negative e affidare l’incarico di coordinamento con tutte le parti in causa a un professionista con esperienza». Occorrerebbe fare un bando e mettere sul piatto un investimenti. «Il problema sono le risorse per il commercio, ma non ci può essere vero rilancio senza investimenti», ha osservato Domenichini.

Ben venga un city manager, hanno dichiarato concordi tutti i presenti, poiché «l’assenza di coordinamento e di una visione generale dell’esagono – ha chiosato Alessandro Grandi, direttore Confcommercio sede Reggio – è l’aspetto più preoccupante».  

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