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Il concertone

Zucchero in trionfo all’Arena, “Testa o croce”... vince lui

Martina Riccò
Zucchero in trionfo all’Arena, “Testa o croce”... vince lui

Dopo undici anni il bluesman torna a casa e incanta il Campovolo. Quasi tre ore di canzoni, con immancabili omaggi alla sua terra

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Reggio Emilia “Delmo vin a’ cà”. E lui, Adelmo Fornaciari, che tutto il mondo chiama Zucchero, a casa ci è tornato.

Ieri sera, dopo undici anni dall’ultimo concerto nella sua Reggio Emilia, si è esibito davanti a 25mila persone alla Rcf Arena Campovolo. La platea, neanche a dirlo, aveva la forma di un Diamante. Ennesimo omaggio a quella nonna tanto amata, a cui è dedicata appunto l’omonima canzone, con cui da bambino passava ore e ore, mentre i genitori lavoravano. Quella nonna dagli occhi celesti che ogni sera mandava a letto le galline battendo a terra un bastone, quella nonna segnata dalla morte di un figlio troppo giovane per morire, quella nonna che per Zucchero rappresenta, insieme, “amore e radici”.



Ed è proprio così che il bluesman originario di Roncocesi ha voluto intitolare la tappa reggiana del suo “World Wild Tour”, una parentesi di due date (quella di ieri e quella di stasera, per un totale di 60mila persone) tanto attesa quanto preziosa. Per il pubblico, ma anche per lo stesso Zucchero: «Io vengo da un altro posto, da un’altra solitudine: tu non sei di queste parti, non parli agli argini, ai cani che abbaiano...», ha pronunciato la voce di Delmo rompendo il silenzio dell’attesa.

Il concerto

Certo non si può dire che il concerto di Zucchero sia iniziato... in orario. Le sue canzoni – che da quarant’anni accompagnano la vita di centinaia di migliaia di persone, in tutto il mondo – hanno iniziato a risuonare nelle strade di Reggio fin dai giorni scorsi. In occasione del doppio concertone di Sugar, via Crispi si è vestita a festa con luminarie “cantate”. “Respirerò l’odore dei granai”, “Impareremo a camminare per mano insieme”, “Ballare piano in controluce”, “Moltiplicare la nostra voce” sono alcune delle frasi – tratte da Diamante – che sono state appese e accese nella via. E non c’è stato un reggiano che, man mano che la data del concerto si avvicinava, non abbia canticchiato almeno una volta uno dei suoi brani immortali.

Poi però, alle nove e un quarto, il Diavolo in Re appare sul palco e l’Arena esplode in un boato. Le persone, alzano le braccia al cielo, battono le mani, lo chiamano. È un grande abbraccio. Ad accompagnare Zucchero il coro gospel Sherrita Duran Gospel Choir e una super band internazionale composta da Polo Jones (Musical director, bass), Kat Dyson (guitars, bvs), Peter Vettese (hammond, piano and synth), Mario Schilirò (guitars), Adriano Molinari (drums), Nicola Peruch (keyboards), Monica Mz Carter (drums, percussions), James Thompson (horns, bvs), Lazaro Amauri Oviedo Dilout (horns), Carlos Minoso (horns) e Oma Jali (backing vocals). Sul palco sale anche Salmo, che con Zucchero canta “Diavolo in me”. La musica potente avvolge l’Arena. Il blues di Zucchero – sacro e profano, triste e goliardico – entra nella testa e nel cuore. E le 25mila persone presenti si fondono in un’unica creatura, insieme cantano, ballano, sentono, piangono.

La scaletta

Si comincia con “Spirito nel buio”, “Soul Mama”, “Il mare”. È un crescendo. Le mani / vicini e lontani. E tutti applaudono, si muovono sulla sedia, si lasciano attraversare dalla voce e dalla musica che hanno reso Zucchero famoso in tutto il mondo. La scaletta – 22 canzoni, esclusi i tanti bis che arrivano alla fine – è una summa della sua lunga carriera. Una festa travolgente. Ci sono i doppi sensi, i rimandi ai piaceri della vita, alla carne, la gioia di vivere. «Quando i miei genitori mi hanno portato via da Roncocesi c’è stato come uno strappo – ha raccontato Zucchero sul nostro giornale –. C’è una sorta di tristezza che mi è entrata dentro e lì è rimasta. Anche se blues non è solo questo. Nel blues convivono da sempre due anime che sono anche le mie: una malinconica e l’altra goliardica. Ai critici che sottolineano come io passi da canzoni sublimi ad altre da osteria, rispondo che questo è il blues. Che poi ha molto a che fare con l’emilianità. Se in Emilia dico a un amico “ch'at vègna 'n asidèint”, lui si mette a ridere. È difficile farlo capire a chi non ce l’ha dentro».

Dopo il "profano”, arriva il sublime: “Sarebbe questo il mondo che sognavo da bambino / quello giallo d’oro immenso del mattino”. Portami da lei, canta Zucchero, portami dalla mia gente. E la sua gente si scioglie in lungo, lunghissimo applauso. L’omaggio a Reggio, a quelle radici che continuano a crescere e ingrossarsi – come ha detto Zucchero – quasi come fossero quelle di un olmo, permea tutto il concerto: “Testa o Croce”, “Partigiano reggiano”, “Chocabeck”, “Diamante”. Il suo è un canto libero che sale al cielo e torna giù, a nutrire la sua terra, il suo pubblico. La canzone fa luce laggiù, vedi?

Stasera ilbis

Quando parte “Diavolo in me” non c’è più modo di trattenere l’energia che, da quasi tre ore scorre dal palco e al palco ritorna, in quel flusso magico che è forse solo dei concerti.

Il Diamante si muove, salta, si dimena. Non c’è pace quaggiù / Dai che non siamo dei santi / Le tentazioni del suolo / Sono cose piccanti / Belle da prendere al volo. Il “Diavolo in Re” non molla: regala al suo pubblico bis su bis. D’altra parte a casa c’è già, nessuno verrà a chiamarlo per andare...

E stasera si replica: lo spettacolo inizia alle 21 e i cancelli aprono alle 17. Biglietteria e Infopoint (via dell’Aeronautica 17) sono attivi a partire dalle 11. Come successo anche ieri, gli organizzatori consigliano di arrivare alla Rcf Arena per tempo, possibilmente entro le 19.30, per agevolare le procedure di ingresso e i controlli di sicurezza. Pronti per un mondo libero / un sogno libero / un canto libero?

Ma Delmo, una cosa: quando le emozioni riempiono il cuore anche “i bimbi grandi piangono”. Di nostalgia. Di gioia. Di Musica. l

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