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«Ali, sarai sempre nei nostri cuori»
L’addio al 18enne ucciso in stazione

Serena Arbizzi
«Ali, sarai sempre nei nostri cuori»<br>
L’addio al 18enne ucciso in stazione<br>

Il funerale a Coviolo prima del rimpatrio. Gli amici: «Vogliamo giustizia»

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Reggio Emilia «Il giovane Mohamed Thabet Ali rimarrà sempre nei nostri cuori. Lo ricorderemo per sempre e ci stringiamo alla sua famiglia che lo ha visto per l’ultima volta nel pieno della sua giovinezza, per poi apprendere la straziante notizia della sua morte».

I fedeli dei tre centri islamici di Reggio Emilia – le moschee Al Salam, Al Ummah e Al Nur – hanno pregato più volte, ieri, al cimitero di Coviolo, prima della partenza della salma del 18enne Mohamed Thabet Ali, ucciso con una coltellata accanto ai binari della stazione dei treni nella notte fra il 30 e il 31 maggio, due anni esatti dopo la sua partenza per l’Italia dalla Tunisia. Mohamed era stato seguito all’interno di uno dei percorsi per minori non accompagnati, ma al compimento dei 18 anni erano venuti a mancare i presupposti per proseguire il progetto.

Il giovane conosceva il suo assassino, Adi Moshen, questo uno dei suoi alias, ovvero delle tante identità con cui è ricercato il 23enne sospettato dell’omicidio, oltre che nel Reggiano, anche nel Modenese e in particolare a Sassuolo. Qui, Moshen era stato sorpreso in un casolare abbandonato e aveva maturato precedenti anche per reati contro il patrimonio, tanto che il sindaco Francesco Menani ne aveva chiesto l’espulsione.

Ieri sono stati due i momenti di preghiera per il giovane, in vista del rimpatrio che avverrà in due momenti: oggi la salma sarà trasportata fino a Milano, dove verranno sistemate le pratiche burocratiche. L’indomani il corpo verrà trasferito in Tunisia, dove verrà celebrato nuovamente il funerale.

Ieri il rito, seguito dalle onoranze Reverberi, ha visto il rispetto della procedura islamica, con il lavaggio per purificare il corpo, bendato poi in tre teli bianchi per ricongiungerlo simbolicamente con il momento della nascita. Dapprima, guidati dagli imam Abu Abdelrahman e Khaled Darwish, i fedeli hanno effettuato una delle cinque preghiere giornaliere eseguite di prassi, “Alasre”, questo il nome, davanti alle camere ardenti di Coviolo, inchinandosi verso La Mecca. Successivamente, gli amici del giovane sono entrati nella camera ardente e di fronte al corpo bendato hanno intonato la preghiera del “Janaza” che accompagna il defunto prima della sepoltura.

Il presidente del centro islamico Enour, Rahmouni Huucine, esprime «commozione per una vita così giovane già spezzata. Preghiamo per i famigliari che devono sopportare il dolore di rivedere il figlio tornare così».

Hadad Ezzedine viene dalla stessa città di origine di Ali, Zeramdine, in Tunisia. «La famiglia chiede giustizia, vuole che l’assassino venga catturato e che non finisca tutto nel dimenticatoio – racconta Hadad –. Proviamo un grande dispiacere per il ragazzo. Noi ringraziamo il Comune e le associazioni per quello che fanno per tutelare queste persone finché non diventano maggiorenni, ma bisogna continuare a prendere provvedimento anche quando hanno 18 anni e un giorno. A quell’età i giovani non sono in grado di gestirsi da soli».

Nel frattempo, proseguono a ritmo serrato le indagini per catturare il colpevole, come detto, anche nella vicina Modena. l


 

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