Ecco l’impianto per la Forsu Un passo in avanti nel futuro
Ieri a Gavassa l’inaugurazione dell’impianto per il trattamento dei rifiuti In un anno possono essere prodotti 9 milioni di metri cubi di biometano
Reggio Emilia “Di quello che getti non buttiamo via niente”. L’insegna pubblicitaria di Iren domina l’area dell’impianto Forsu, alla lettera “frazione organica del rifiuto solido urbano”.
Già dallo slogan, con la frase che è collegata graficamente a una buccia di mela, si intuisce il senso di questo grande progetto di smaltimento ecologico che ieri è stato ufficialmente inaugurato a Gavassa. Se n’è parlato per anni e, anche dopo la prima pietra nel 2021, si è continuato a dibattere, ma alla fine il sogno dell’azienda Iren è diventato realtà, anche grazie al sostegno dell’amministrazione comunale.
Incastonato nella campagna reggiana, precisamente a Gavassa e dunque a metà strada tra Reggio Emilia e Correggio, Forsu impressiona per grandezza e potenzialità: 17 ettari di area, 27.500 metri quadrati di spazio, 100 mila tonnellate di rifiuti annui smaltiti, per una produzione annua di 9 milioni di metri cubi di biometano e 53 mila tonnellate di compost, solo per citare qualche numero e senza dimenticare i 75 milioni di investimento da parte del gruppo Iren.
Ben prima delle ore 11, orario di convocazione della conferenza stampa, l’area circostante è affollata: si intuisce dunque sin dall’arrivo e dalla serietà dei parcheggiatori l’importanza e l’istituzionalità del momento.
La chiamano “economia circolare”, ed è in sostanza l’idea su cui si fonda la Forsu: nulla, come dice appunto lo slogan, viene buttato, ma si cerca di recuperare quello che viene scartato dalle tavole dei reggiani e non solo. Niente campanilismi, è stata creata una sinergia con il Comune di Parma per mandare oltr’Enza quello che non si può recuperare; tutto quello che invece può generare questo circolo virtuoso, arriva appunto a Gavassa.
I relatori, dal presidente Iren Dal Fabbro all’amministratore delegato di Iren Ambiente Spa, Eugenio Bertolini, dal sindaco Luca Vecchi al direttore dell’agenzia regionale Atersir Vito Belladonna, illustrano il processo e non si può che rimanerne incantati. Due sono le fasi: una denominata “trattamento anaerobico”, dunque senza ossigeno, che è finalizzata all’ottenimento del biogas. Anche in questo caso, i numeri aiutano a spiegare meglio: grazie al biogas che esce dall’impianto, ben 4.600 famiglie potranno essere scaldate, 7.600 automobili alimentate così come 190 autobus. Forsu produce anche anidride carbonica che può essere commercializzata, ma è con l’ossigeno (fase aerobica) che si genera il “compost” finalizzato all’agricoltura, con l’introduzione di rifiuti verdi provenienti dalla manutenzione di parchi come le foglie. In sostanza, quello che dalla terra viene, prelevato torna alla terra come concime. Ciò è possibile anche grazie all’elevato senso civico dei cittadini reggiani, con la raccolta differenziata arrivata a Reggio all’83%.
Questo ha permesso di evitare di bruciare prodotti in discarica e aumentare il rischio dispersione di gas nocivi. La visita conclusiva della mattina serve per spiegare visivamente il processo: i camion contenenti i rifiuti arrivano e vengono parcheggiati in una grande area. Dopo una fase di stoccaggio, ecco entrare in azione 4 reattori anaerobici con l’utilizzo di acido acetico, anidride carbonica e idrogeno per la produzione del biogas. Per il compost, dal biogas vengono appunto aggiunti gli scarti digitali. In totale, servono dai due ai tre mesi affinché il prodotto finale sia pronto. Forsu sarà anche centro di visite didattiche per le scuole: a tal proposito è stata creato uno spazio apposito di riflessione per gli studenti, con le finestrelle per osservare “dall’alto” lo sviluppo e un grande plastico. L’impianto è inaugurato, i meccanismi devono ancora essere perfezionati ma sono già perfettamente funzionanti. Le macchine dell’A1 scorrono in sottofondo e le parole del sindaco Luca Vecchi sono disturbate dal rumore del treno ad alta velocità. La giornata non è afosa, calda sì ma non certo torrida, e non è impossibile spostandosi di qualche chilometro vedere in lontananza il ponte di Calatrava piuttosto che l’Rcf Arena. La sensazione collettiva è che Reggio con la Forsu sia, ancora di più, entrata in una nuova era, con lo sguardo già rivolto al futuro. l
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