La partita con mamma e papà porta la gioia ai figli dei detenuti nel carcere di Reggio Emilia
Ieri mattina i bambini hanno sfidato i padri nel campo da calcio del carcere di via Settembrini
Reggio Emilia Abbracci, sorrisi e tante risate. Padri che giocano insieme ai figli su un campo da calcio dal manto verde perfetto, mamme e nonni chiassosi ai lati.
Scene familiari normali, se non fosse che il contesto non è quello ordinario. Siamo infatti nella casa circondariale di Reggio Emilia, conosciuta come la Pulce, circondati da mura e pesanti portoni. L’atmosfera però, nonostante tutto, è leggera e spensierata. Di certo chi si trova dietro le sbarre vuole sfruttare al massimo questa occasione e davanti ai bambini, alcuni dei quali molto piccoli, c’è spazio solo per l’allegria.
I detenuti, con i loro familiari si mescolano al personale della polizia penitenziaria - tra i quali l’ispettore superiore Michele Malorni e la comandante degli istituti penali di Reggio Emilia Melania Quattromani - agli educatori, ai responsabili dell’area pedagogica e ai volontari.
Ieri in via Settembrini si è giocata “La partita con mamma e papà”, che si svolge dal 2015 a livello nazionale. «Un evento al quale il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria tiene molto», sottolinea la direttrice Lucia Monastero, che guida un istituto nel quale attualmente ci sono 360 carcerati, tra i quali dodici donne.
«Più i detenuti hanno momenti di confronto con le famiglie e più sono tranquilli - dice Massimo Castagna, responsabile dell’area educativa - Sono occasioni irripetibili che dobbiamo implementare. Il Covid da questo punto di vista ha aiutato: all’inizio ci furono rivolte perché erano stati interrotti i colloqui, poi il Dipartimento ha aumentato la possibilità di fare videochiamate».
Educatori e volontari si impegnano per favorire le occasioni di incontro, specie per i bambini. «È molto importante occuparsi della sofferenza delle famiglie, oltre che dei detenuti - spiega Denise Zurlo, dell’area pedagogica -Bisogna fare il possibile anche per aiutare i bambini, che rischiano di essere marginalizzati e additati dagli altri. Il nostro impegno è finalizzato a far vivere nel modo più normale possibile all’intera famiglia il periodo della detenzione, che comunque passerà. I momenti di socialità all’interno sono importanti anche per la tranquillità di chi è all’esterno».
In via Settembrini le iniziative a sostegno della genitorialità non sono sporadiche. «Durante le visite abbiamo associazioni che ci aiutano, come “Vip-Clown in corsia”, che accolgono le famiglie nella sala d’attesa. Mentre durante i colloqui sono presenti i volontari di Telefono Azzurro», spiega l’educatrice Carmela Gesmundo. Avere luoghi idonei, anche dal punto di vista estetico, è molto importante. Nella sala d’attesa è in via d’ultimazione l’installazione di un’artista, che sarà presentata a breve. «Da tre anni è in corso una ristrutturazione degli spazi dedicati alla genitorialità - prosegue Gesmundo - grazie a una collaborazione col Dipartimento di Educazione e Scienze Umane di Unimore, dove sono dottoranda, la Fondazione Reggio Children e il Comune di Reggio». I detenuti hanno partecipato a questo progetto realizzando arredi in legno, dove hanno messo in pratica competenze acquisite con un corso di formazione per operatori di edilizia. A settembre sarà inaugurata la ludoteca, colorata e accogliente, dove i bambini in visita alle madri o ai padri potranno passare un po’ di tempo in un contesto sereno.
La partita di calcio, arbitrata da un volontario Uisp, si è conclusa con la vittoria dei bambini. Poi c’è stato un rinfresco, al quale hanno partecipato un centinaio di persone, organizzato dalla Caritas con il sostegno di donatori privati. A fine mattina tutti contenti: detenuti, ospiti e anche gli agenti, che sappiamo lavorare in condizioni difficili, specie a causa degli organici ridotti all’osso.l
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