«Pestati e rapinati da quei teppisti», i due aggrediti di Scandiano confermano in aula
Il racconto di quella notte di metà maggio davanti al gip De Luca. Il pm Marco Marano accusa di rapina e lesioni un 28enne di Casalgrande (considerato il capo) e due 19enni scandianesi. L’indagine dei carabinieri si avvia verso la chiusura
SCANDIANO. Un incidente probatorio - durato poco più di mezz’ora ieri mattina in tribunale a Reggio Emilia - per ricostruire (con dichiarazioni poi utilizzabili a processo) quanto accaduto il 15 gennaio scorso.In camera di consiglio, davanti al gip Dario De Luca, hanno parlato i due amici scandianesi (tutelati dagli avvocati Antonio Sarzi Amadè e Massimo Bizzarri) che accusano del pestaggio subìto cinque altri giovani (tre maggiorenni e due minorenni, per quest’ultimi si procede separatamente). In aula erano presenti tutti e tre gli indagati maggiorenni: il 28enne di Casalgrande (agli arresti domiciliari, difeso dall’avvocato Mario Di Frenna, sostituito dalla collega Lucia Larocca) e idue 19enni residenti nel territorio di Scandiano (assistiti dai legali Mattia Fontanesi e Rocco Cariglino) che devono presentarsi ciclicamente alla polizia giudiziaria e saranno vincolati dall’obbligo di dimora notturno, senza quindi poter uscire dalle abitazioni in quella fascia oraria.
L’accusa è di rapina e lesioni. «Le due parti offese hanno confermato i fatti» si limita a dire, all’uscita dall’incidente probatorio, l’avvocato Sarzi Amadè. Ora, chiuso questo passaggio giudiziario, è presumibile che il pm Marco Marano si accinga a chiudere l’inchiesta dei carabinieri che sta coordinando.Come ricostruito dagli inquirenti, la vicenda risale alla notte fra il 14 e il 15 gennaio, quando due amici decidevano di uscire insieme, ritrovandosi al Dada Bar di via XXV Aprile, di fronte ai padiglioni delle fiere. A poca distanza dal locale, a ora ormai tarda, si imbattevano nel gruppetto guidato dal 28enne casalgrandese. Una discussione trasformatasi presto in qualcosa di peggio. I teppisti prima minacciavano il duo con delle bottiglie di vetro, prima di iniziare a colpirli con calci e pugni. Inoltre prendevano a uno dei due il portafogli, il cellulare e le chiavi dell’auto. Le richieste di fermarsi non servivano; la violenza si arrestava solo grazie a un passante. Una pattuglia dei carabinieri era arrivata rapidamente, raccoglieva la testimonianza dei feriti, che raccontavano della paura per le continue botte. I militari li accompagnavano in ospedale per le prime cure.
La prognosi, per entrambi, è stata di una decina di giorni. La storia non era finita qui, perché nei giorni seguenti uno dei bulli usava Instagram per cercare di intimorire le vittime e farli desistere dal denunciare. Nulla da fare: la denuncia era stata effettuata, le testimonianze e le riprese video hanno permesso ai militari di dare un nome ai teppisti.
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