«Vie d’ingresso legali per i migranti, con il decreto Cutro più irregolari»
Manifestazione in piazza Prampolini per chiedere lo stop al provvedimento
Reggio Emilia Vie d’ingresso legali per i migranti e opportunità di inclusione. Oltre al riconoscimento dei diritti per evitare situazioni di marginalità sul territorio e garantire, quindi, maggiore sicurezza.
Questo hanno chiesto i partecipanti alla manifestazione organizzata da Città Migrante, ieri mattina, in piazza Prampolini. “Basta morti in mare”. Questa la frase che era possibile leggere in vari cartelli posizionati sui cubetti di porfido.
«Discutiamo del cosiddetto decreto Cutro a pochi giorni dell’ennesima strage nel Mediterraneo avvenuta sulle coste della Grecia – afferma Federica Zambelli, di Città Migrante –. È l’inizio di un percorso per denunciare le ripercussioni che questo decreto avrà sia sulle persone migranti che nei territori in cui tutte e tutti noi viviamo. Il decreto Piantedosi, o decreto Cutro, peggiora notevolmente la situazione dei migranti. Approvato con il pretesto del blocco dell’immigrazione irregolare, il risultato sarà, invece, un aumento del numero di persone che vivono nei nostri territori in situazione irregolare e la negazione dei diritti dei richiedenti asilo sanciti dall’Onu e dalla Costituzione. In particolare, l’integrazione sul territorio non sarà più sufficiente per ottenere un permesso di soggiorno, togliendo un’importante possibilità di regolarizzazione. I richiedenti asilo non potranno più accedere a opportunità di integrazione sul territorio come corsi di italiano, inserimento lavorativo e sociale».
Tra le conseguenze negative, segnalate tra chi protesta contro il decreto Cutro, c’è anche il fatto che «i richiedenti asilo, provenienti dai cosiddetti Paesi sicuri, potranno essere trattenuti in frontiera e verranno considerati irregolari fino all’ottenimento di una forma di protezione, senza poter incontrare un avvocato che possa seguirne opportunamente il percorso legale – continua Zambelli –. I permessi di soggiorno per protezione speciale, cure mediche e calamità non saranno più convertibili in permessi per motivi di lavoro, condannando le persone che li ottengono a ricadere in situazione di irregolarità alla loro scadenza. La soluzione all’irregolarità sono vie d’ingresso legali e opportunità di inclusione. Riconoscimento dei diritti e regolarità eviterebbero marginalità a favore di maggiore sicurezza». l
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