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False fatture, in otto a processo dopo un’indagine della Finanza

Tiziano Soresina
False fatture, in otto a processo dopo un’indagine della Finanza

Per la Procura si sarebbero avvalsi di 4 società cartiere. Tutti negano

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Reggio Emilia Fra poco meno di un mese partirà in tribunale – con rito ordinario – l’ennesimo processo con al centro le false fatturazioni e otto imputati alla sbarra. Che siano maxi procedimenti (come Billions, con 177 imputati di partenza, chiusosi a fine 2022 ma solo per i riti alternativi e le assoluzioni) o più piccoli come numero di persone, è ormai assodato che ad ingolfare le aule penali sia questa sorta di “specializzazione” calabro-reggiana nelle fatture per operazioni inesistenti. Pochi anni fa, nel maxi processo Aemilia di primo grado, venne rimarcato dall’accusa come il clan ’ndranghetista in Emilia dava risposta anche in questo modo alle richieste di soluzioni illecite che arrivavano dal territorio. Un modo di agire illegale che, a quanto pare, ha fatto “scuola” qui da noi, viste le tante inchieste (l’ultima di questi giorni è il filone bis di Perseverance) sulle cosiddette società cartiere e chi – secondo gli inquirenti – ne beneficia. Ma tornando al processo che in luglio scatterà davanti al giudice Michela Caputo, entriamo nei dettagli accusatori. A monte c’è l’inchiesta della Finanza che due anni or sono ha portato – su queste vicende – ai primi verdetti giudiziari per 14 persone (8 condanne con rito abbreviato e 6 patteggiamenti) e beni confiscati per oltre due milioni di euro. Secondo la Procura gli otto imputati (tutti però negano) si sarebbero avvalsi – chi più, chi meno – delle fatture fasulle emesse da società facenti capo a due persone già condannate in questo troncone giudiziario, cioè l’imprenditore Antonio Mazzei e il 40enne Alfonso Mendicino. Le società cartiere su cui si discuterà sono: Ma Service, Ntn Service, Magef, New Generation (quest’ultima attribuita dai finanzieri al solo Mazzei).

Per quanto concerne l’albanese 49enne Gentjan Vangjeli (rappresentante legale della società Dukat, con sede a Reggio Emilia) gli anni d’imposta contestati vanno dal 2012 al 2016 e gli elementi passivi fittizi sarebbero pari a 511.455 euro (come imponibile) e 34.217 euro di Iva. Poi c’è la posizione del 70enne d’origine cutrese G. G., legale rappresentante della G. G. G., con sede in città: 2012-2013-2014 e 2016 gli anni d’imposta nel mirino, 243.904 euro (l’imponibile fittizio). Al 44enne F. G. (legale rappresentante della G. srl di Reggio Emilia) viene contestato un imponibile fittizio di 125.358 euro relativo agli anni d’imposta 2012-2014 e 2015. Di una sola fattura ritenuta inesistente viene incolpato il 73enne Pier Paolo Mosti (legale rappresentante della Poligest Costruzioni, di Reggio Emilia) per un imponibile di 10mila euro (relativo al 2012 come anno d’imposta). L’imputazione riferita al 52enne d’origine cutrese Antonio Martino (legale rappresentante della Edilcastello) poggia su due elementi fittizi (226.153, 87 euro di imponibile e 12.832, 04 euro di Iva) per gli anni d’imposta che vanno dal 2012 al 2014.

Nell’accusa vengono invece accomunati gli albanesi Marsel Dhamo (40 anni) e Arjan Diko (46 anni) che in momenti diversi sono stati soci e rappresentanti legali del reggiano Studio Posa: di 59.378 euro l’imponibile considerato fittizio (2013 e 2014 gli anni d’imposta). Infine al 55enne d’origine cutrese Giuseppe Arancio (legale rappresentante della Consorzio A.N. Costruzioni di Bagnolo) si contesta un imponibile fittizio di 149.106 euro concernente il 2014 e il 2015 come anni d’imposta. l


 

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