Fuoco incrociato sul sindaco Palù per le bandiere non messe a lutto per Berlusconi
San Polo Pagliani: «Il prefetto lo sanzioni». L’opposizione: «Insubordinazione»
San Polo Fuoco incrociato sul sindaco Franco Palù per la mancata esposizione delle bandiere a mezz’asta per il lutto nazionale proclamato in occasione del funerale di Silvio Berlusconi. Se la maggioranza consiliare è compatta al suo fianco, bordate arrivano dal centrodestra. E l’avvocato di Arceto Giuseppe Pagliani – ex esponente di spicco di Alleanza Nazionale prima e di Forza Italia poi – chiede provvedimenti alla prefettura.
L’attacco
«La cosa più grave è il contravvenire ad una precisa prescrizione del governo e della Prefettura – dice Pagliani –. Palù probabilmente pensa di rivestire il ruolo di podestà. Non solo non rispetta il lutto di Stato indetto per la scomparsa del presidente Berlusconi, ma afferma in modo incredibile che Berlusconi “non fu un uomo di Stato”. Odiatori pubblici come il sindaco Palù sono il male vero della democrazia. L’esempio di mancato rispetto delle istituzioni è politicamente grave, ma lo è ancora di più amministrativamente». Per questo Pagliani ha annunciato «una relazione di sollecito alle istituzioni al fine di prendere le misure adeguate per sanzionare la scelta irresponsabile del sindaco di San Polo». Pagliani cita poi le recenti elezioni comunali, vinte da Palù col 58% dei voti «e non il 100% dei suffragi», aggiungendo che «quando si riveste un ruolo istituzionale di sindaco lo si fa anche a nome dei tanti elettori che non hanno sostenuto alle elezioni amministrative la lista maggioritaria. Pertanto ribadiamo che partirà la segnalazione alla prefettura al fine di prendere le dovute misure contravventive per il grave e provocatorio atto di un amministratore che ha dimostrato in poche settimane dalla sua elezione di non essere all’altezza del ruolo rivestito».
Paolo Rocchi, capogruppo di “Alleanza per San Polo”, richiama l’attenzione del sindaco «al vero punto cardine della contestazione che abbiamo presentato come gruppo consiliare, ovvero la manifestata insubordinazione di colui che deve, per mandato elettorale, rappresentare i cittadini nelle istituzioni, nei confronti dell’istituzione stessa, non osservando ed ignorando deliberatamente la comunicazione dell’Ufficio territoriale del governo che prevedeva l’esposizione della bandiera a mezz’asta». Rocchi ricorda che «il 25 maggio scorso il sindaco ha prestato giuramento sulla Carta Costituzionale», la quale, all’articolo 54, afferma che “i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge”. Disciplina e onore esprimono in modo appropriato la responsabilità con la quale un cittadino chiamato a ricoprire una pubblica istituzione e il modo in cui agisce sono ineludibilmente portati a riflettersi sull’immagine di quella medesima istituzione, e quindi essere assunti come riferimento di fiducia e rispetto per i cittadini».
«Il nostro gruppo consiliare – conclude Rocchi – prende le distanze da questa decisione presa dal sindaco, della quale non siamo stati né coinvolti né messi al corrente, alla quale ci opponiamo con fermezza».
L’ex assessore Pci
Critiche anche da sinistra: ad esprimerle è Paolo Monti, che fu assessore Pci di San Polo dal 1970 al 1975 al fianco del sindaco Artemio Palù, padre di Franco. «Una delle prime cose che Artemio ci fece apprendere – ricorda Monti dopo avere elencato competenze e poteri dei sindaci –. La disse nella prima riunione della giunta comunale a noi assessori: “Ricordatevi che noi siamo stati segnalati dai partiti e qui li rappresentiamo, ma in questa sede, essendo a governare assieme ai socialisti e a degli indipendenti, in questa sede noi rappresentiamo e dobbiamo tutelare gli interessi di tutti i cittadini di San Polo”. Sono ancora oggi stupito, e vi ricordo che eravamo nel 1970, di questa apertura dell’amico Artemio, un grande insegnamento di libertà e di democrazia che ancora oggi porto come un insegnamento importante e che ancora oggi cerco di applicare. Vorrei dire al sindaco Franco Palù che, come rappresentante del governo centrale italiano, avrebbe fatto bene a mettere le bandiere a lutto; poi poteva fare una distinzione di carattere personale sulla opportunità che il governo abbia fatto bene o male a emanare tale decreto».l
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