Pippo Civati a Reggio Emilia: «Campo largo a sinistra per sconfiggere la destra»
La ricetta di Civati per le amministrative del prossimo anno
Reggio Emilia «Via libera al campo largo in vista delle prossime amministrative. Un consiglio a Elly? Servono posizioni più nette e coraggiose».
Pippo Civati, fondatore e primo segretario di Possibile, lancia dal Chiostro della Ghiara, sede del Politicamp del partito, la ricetta per le prossime amministrative che stanno già tenendo banco in città. E che contempleranno alleanze, guardando sia al Pd sia più a sinistra.
Civati, alle ultime politiche i suoi cavalli di battaglia erano: clima, salario minimo e libertà. Da dove riparte oggi Possibile?
«Ogni estate ci ritroviamo a Reggio Emilia e siamo... noiosi (Civati sorride, ndr). Noiosi perché certi valori non li abbiamo mai abbandonati e, anzi, in qualche modo soffriamo perché sembrano sempre più urgenti in un momento in cui sul piatti ci sono temi caldi, quali le retribuzioni, il diritto alla casa, le libertà personali… Ci sono anche diversi giovani che portano avanti questa storia e lo fanno con il dialogo, in modo continuativo, non solo per le elezioni. Questa è un’occasione importante per tutte le età, al Chiostro della Ghiara, tra l’altro, un posto meraviglioso che ospita gruppi di lavoro e interventi più politici».
Tra meno di un anno anche qui a Reggio Emilia si vota. Lei è già stato protagonista di candidature che hanno contemplato un campo largo. Quale sarà lo scenario qui?
«La necessità di un campo progressista c’è. Un campo antifascista, democratico e, appunto, progressista. Non mi interessa fare l’1 per cento da solo. Mi sono sempre preso tante critiche dalla sinistra, che poi non fa un eletto. L’obiettivo è quello di ottenere qualche chance, senza considerare solo l’amministrazione, ma parlando della continuazione della nostra storia politica. Guai se dovessimo perdere Reggio Emilia. La destra ha capito che può vincere e questo rischia di essere un punto di svolta».
Preferisce il Pd o l’estrema sinistra, parlando in termini di alleanze?
«Noi siamo un po’ a metà strada perché crediamo sia la parte giusta. Per le amministrative c’è il doppio turno che aiuta a ragionare, più del turno secco. La cosa più semplice è un messaggio chiaro, speriamo in un grande schieramento che ci faccia vincere le elezioni».
Lei è stato definito “maestro politico” di Elly Schlein segretaria nazionale del Pd. Quale consiglio le darebbe?
«Ci vuole più nettezza, più coraggio. Non voglio fare lo zio, o del paternalismo, ma il Pd, così, non vince. Elly ha prevalso perché c’era tanta disaffezione anche verso persone perbene come Bonaccini. Era richiesto un cambio, ma non lo stiamo vedendo. Servono, invece, scelte nette su alcune questioni, come quelle sociali. Qualche esempio? Lavoro, retribuzioni, casa, bisogna essere netti».
Quale sarà il futuro di Forza Italia dopo la morte di Berlusconi?
«Credo che potrebbe dividersi in due tra chi potrebbe “sposare” le idee di Giorgia Meloni e chi, invece, quelle di Matteo Renzi». l
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