Resistenza e guida in stato di ebbrezza ma rischia se le bombole erano piene
Gualtieri Prime denunce per il 39enne che ha tenuto in scacco un palazzo
Gualtieri È stato denunciato per resistenza a pubblico ufficiale e guida in stato di ebbrezza. Ma per sapere se il 39enne di Gualtieri che venerdì scorso ha tenuto sotto scacco la palazzina in cui vive con la minaccia delle bombole di gas (ora sequestrate) rischia ulteriori contestazioni, bisognerà attendere la relazione dei vigili del fuoco.
Se le bombole erano piene o vuote di gpl, quando ha minacciato di morte i vicini, farà la differenza.
L’uomo è noto alle forze dell’ordine da tempo. Già sorvegliato speciale a causa dei reati contestati (ma ora non più sottoposto a questa misura di prevenzione), nei giorni scorsi è stato denunciato ancora per minaccia e violazione della sorveglianza speciale stessa, in seguito ancora per guida in stato di ebbrezza con tanto di ritiro del mezzo.
Gli episodi nella palazzina di via Di Vittorio sono stati tanti, ma quanto accaduto venerdì ha superato ogni limite. Il 39enne ha terrorizzato i condomini aprendo in cantina le bombole di gpl.
Già nel pomeriggio con la propria auto – che non può guidare perché senza patente, e in più senza assicurazione – aveva distrutto una parte di siepe e abbattuto vasi e fioriere, oltre a tentare di investire operai della Tim. Ieri, il 39enne, avrebbe provato a chiedere scusa a qualche inquilino, ma il gesto distensivo non è stato né creduto, né accettato. Anzi, i residenti temono che quanto è accaduto possa ripetersi. Per questo, molti vicini non si fidano e sono rimasti a dormire in hotel.
L’amministrazione comunale aveva cercato di aiutarlo, attraverso i servizi sociali, per pagare qualche bolletta o passandogli dei prodotti alimentari. Successivamente, però, l’uomo non è più riuscito a rispettare un determinato programma di comportamento e di assunzione di responsabilità. Anche i rapporti con la famiglia sono tesi. A genitori e fratello si rivolgeva solo per chiedere soldi, e se non li riceveva diventava violento e minaccioso.
La figlia di un’inquilina della palazzina di via Di Vittorio venerdì era andata a trovare la madre assieme alle sue bimbe di 9 mesi e 3 anni. È rimasta barricata in casa fino a quando sono arrivati i carabinieri. «Ho sentito un’auto sfrecciare, le ruote sgommare e delle foglie e rami che si rompevano. Con un po’ di paura, io e i vicini ci siamo affacciati e abbiamo scoperto un’auto senza controllo che stava distruggendo la siepe del cortile. La vicina ha chiamato i carabinieri, poi ha tentato di convincerlo a smettere. Lui era scalzo e visibilmente non lucido. Ripete le stesse frasi, dicendo parolacce e bestemmie; diceva che la siepe gli dava fastidio perché non riusciva a vedere la strada. Ho trovato il coraggio di uscire solo all’arrivo dei carabinieri».
«Non è giusto provare questa paura e questo terrore in casa propria – conclude la donna – sentirsi ostaggio perché giù c’è un pericolo pubblico incontrollabile. Vivere la paura in casa propria è violenza, è non sentirsi al sicuro nel luogo in cui invece si dovrebbe vivere in pace, serenità, libertà e tranquillità». l
M.P.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
