Leucemia infantile, più rischi per chi abita vicino ai benzinai
Lo studio choc dell’Università di Modena e Reggio Emilia finanziato da Aseop e coordinato da Marco Vinceti «I residenti entro 100 metri hanno fino al 50% di probabilità in più di ammalarsi»
Reggio Emilia Nei bambini aumenta la possibilità di contrarre la leucemia se si abita nelle vicinanze di un distributore di benzina. È l’importante studio, dall’esito choc, ottenuto grazie ad Aseop e alla dedizione di alcuni medici che hanno preso in esame 20 anni di casistica tra le province di Modena e Reggio Emilia.
Un lavoro certosino: sono stati monitorati 182 casi e sono stati incrociati gli indirizzi di residenza mappandoli nel contesto urbano dove è stata evidenziata la presenza di distributori di benzina.
E il risultato è quanto meno preoccupante: «Abbiamo dimostrato – spiegano i ricercatori – quanto aumenti l’incidenza della malattia quando i pazienti e le loro famiglie risiedono in zone situate in prossimità di un distributore di benzina, raggiungendo picchi di rischio che aumentano del 50% per chi risiede a meno di 100 metri di distanza dal distributore». Si tratta a tutti gli effetti di nuovi risultati nell’ambito dell'oncologia ematologica pediatrica che arrivano dall’università di Modena e Reggio Emilia.
L’intuizione
Il gruppo di ricercatori della Sezione di Sanità Pubblica del Dipartimento di Scienze Biomediche, Metaboliche e Neuroscienze dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia è coordinato dall’epidemiologo ed igienista professor Marco Vinceti, che ha studiato così le possibili correlazioni tra insorgenza di leucemie in età infantili ed esposizione a sostanze chimiche come il benzene, in linea con quanto già documentato dal medesimo gruppo di ricerca in merito all’associazione tra esposizione alle emissioni da traffico veicolare ed insorgenza di questo tipo di patologie. Lo studio, finanziato da Aseop (Associazione sostegno ematologia oncologia pediatrica) e realizzato in collaborazione con la dottoressa Monica Cellini e il dottor Giovanni Palazzi, referenti per il reparto di Oncoematologia Pediatrica del Policlinico di Modena, e con il personale della Ingegneria Sanitaria-Ambientale di Unimore insieme al professor Sergio Teggi, è stato implementato grazie ad una serie di analisi che hanno messo in relazione la disposizione spaziale degli impianti di rifornimento – il luogo, quindi, dove è ubicato un distributore – e la quantità di emissioni di benzene ed altri contaminanti con gli indirizzi di residenza dei piccoli pazienti affetti da queste patologie.
I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla principale rivista scientifica internazionale epidemiologia, lo European Journal of Epidemiology, e rappresentano un ulteriore importante passo in avanti nella ricerca delle possibili cause della leucemia, la patologia oncologica infantile più comune.
I presupposti
Alla base dello studio condotto dall’Università di Modena e Reggio Emilia ci sono alcuni elementi fondamentali.
«La genetica ha solo una parte di determinismo nello sviluppo di patologie come le leucemie infantili, che in secondo luogo non possono essere attribuite al caso e per questa ragione è necessario condurre degli studi che siano in grado di fornire informazioni numeriche sempre più precise e dettagliate», spiega Marco Vinceti della Sezione di Sanità Pubblica del Dipartimento di Scienze Biomediche, Metaboliche e Neuroscienze Unimore. «Ci siamo dunque resi conto che la prevenzione per i casi di leucemia infantile ha un ruolo ancora più importante di quanto non si fosse pensato finora», dice il dottor Vinceti.
L’analisi
La leucemia è la tipologia di tumore più comune nei bambini: «Rappresenta il 27% di tutti i tumori infantili negli Stati Uniti e ben il 30/35% in Europa e in Asia e tra le tipologie di leucemia, la più diffusa a livello mondiale è quella linfoblastica acuta», spiega il dottor Vinceti: «Sono stati condotti vari studi – spiega – per identificare le cause che possano aumentare il rischio di leucemia infantile e, oltre alle cause genetiche, ne emergono anche numerose di natura ambientale».
Lo studio
Tra le principali cause ambientali sono emerse le sostanze nocive provenienti dai distributori di benzina: «I distributori di benzina emettono benzene e altre sostanze che sono state associate ad un maggiore rischio di leucemia infantile», spiega il dott. Vinceti. Ad essere stato preso in analisi è stato un campione di pazienti in due province del Nord Italia, Modena e Reggio Emilia: «Lo studio ha previsto l’analisi di 182 casi di leucemia infantile diagnosticati tra il 1998 e il 2019 e 726 controlli sulla popolazione sulla base dell'età e del sesso. Sono stati poi localizzati gli indirizzi di residenza dei bambini e sono stati identificati 790 distributori di benzina nella zona presa in analisi». Il rischio di leucemia è stato valutato sulla base della distanza dal distributore di benzina rispetto, quindi, all’indirizzo di residenza: «L’esposizione ai distributori di benzina è stata espressa in termini di distanza tra la stazione di rifornimento e la residenza dei pazienti, con un ordine che va dai 50, 200, 500, 1000 o oltre 1000 metri di distanza». Uno studio capillare che pone nuovi traguardi e obiettivi nella lotta alla leucemia evidenziando come cause di natura ambientali possano ancora avere un’incidenza elevatissima nella determinazione di queste patologie.
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