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Appaltopoli e il nido Maramotti «Volevano favorire una cooperativa amica loro»

Serena Arbizzi
Appaltopoli e il nido Maramotti «Volevano favorire una cooperativa amica loro»

Nelle intercettazioni il Comune spiazzato dalla mancata vittoria di Panta Rei

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Reggio Emilia «Ci potrebbero essere delle condizioni per uscirne fuori: una perizia che tenga conto soprattutto dei prezzi indicati, perché sono eccessivamente bassi, sul costo del lavoro. Noi, non possiamo farla perché facciamo altri mestieri però con una perizia favorevole in questo senso se ne potrebbe uscire fuori. Diversamente la vedo dura».

Chi parla al telefono intercettato è Santo Gnoni, avvocato del Comune, uno dei venti indagati del processo Appaltopoli, nell’ambito del quale vengono contestati, a vario titolo, più reati a funzionari e dirigenti, o ex dirigenti, dell’amministrazione: dalla turbata libertà degli incanti, a falsità in atto pubblico, rivelazione di segreto d’ufficio e corruzione.

Gnoni parla con l’assessora all’educazione Raffaella Curioni (non indagata) di quello che stava esplodendo come un caso che la politica monitorava con forte attenzione: l’assegnazione della gestione del nido Maramotti.

Ieri mattina è stato ascoltato in aula Giancarlo Giampiero, luogotenente della polizia economico finanziaria della guardia di finanza di Reggio. Durante la testimonianza sono state prodotte diverse intercettazioni in aula, relativamente al bando di gara per la gestione del nido d’infanzia Maramotti. La procedura riguardava il periodo che andava dal primo settembre 2016, fino al 30 giugno 2019, per un valore di gara di 854.100 euro, relativamente al nido costruito dalla Fondazione Maramotti, concesso in gestione al Comune di Reggio Emilia, in forza di una convenzione una quota di posti avrebbero dovuto essere riservati ai dipendenti del Gruppo Maramotti.

Storicamente, come ricostruito dalla testimonianza, la cooperativa affidataria della gestione del nido Maramotti era Panta Rei, collegata a Reggio Children, detenuta per il 51 per cento dal Comune di Reggio Emilia tramite l’Istituzione scuola e nidi dell’infanzia. Nel corso della deposizione il luogotenente ha ricostruito la composizione della commissione che avrebbe dovuto analizzare l’esito della gara.

I partecipanti risultarono tre: la società “Nasce il sorriso” di Potenza, priva del punteggio per accedere alla seconda fase; la Baby & Jobs di Roma e la cooperativa Panta Rei. L’esito, secondo quanto emerso dalle intercettazioni, sarebbe stato spiazzante per il personale del Comune, che si è trovato a esaminare la gara in commissione: la Baby & Jobs ha, infatti, presentato un ribasso del 10,5 per cento, mentre Panta Rei dell’1 per cento. Un vantaggio irraggiungibile e difficilmente scalzabile, quello della società romana, che non manca di moltiplicare gli imbarazzi sulle modalità della gestione dei punteggi e su come le cose avrebbero potuto essere gestite diversamente per assegnare l’appalto alla «nostra» cooperativa, come Panta Rei viene più volte definita da Gnoni intercettato. «Dalle intercettazioni emerge preoccupazione sull’esito inaspettato della gara – afferma il luogotenente –. Si parla di chiare ripercussioni di tipo politico e manifesta preoccupazione anche il sindaco che contatta l’assessora Curioni. Viene fissata una riunione in cui i partecipanti affermano come nessuno si aspettasse un ribasso così alto dalla Baby & Jobs». E scoppia un battibecco tra Gnoni e una dipendente comunale: «Lei gli chiede come si sarebbe comportato lui – continua il testimone –. Lui (Gnoni, ndr) avrebbe lasciato intendere che avrebbe cambiato il punteggio». Dalle intercettazioni emerge, come riassume il luogotenente Giancarlo Giampiero, che «Gnoni prospettava la strategia di ricorso al Tar», e, ancora, «di rivolgersi a un legale per una consulenza a sostegno della tesi dell’amministrazione, cioè che il costo del personale era modesto rispetto alla qualità del servizio. Terzo, era proprio il costo del personale l’elemento su cui aggredire la Baby & Jobs». La vicenda è stata anche analizzata dal giudice amministrativo: il ricorso della Baby & Jobs è stato respinto sia dal Tar, sia dal Consiglio di Stato. 

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