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Quattro aziende reggiane nel mirino delle Fiamme Gialle per evasione

Quattro aziende reggiane nel mirino delle Fiamme Gialle per evasione

Contestate indebite compensazioni per 2,5 milioni. Denunciati i titolari

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Reggio Emilia Evasori nel mirino. Le Fiamme Gialle di Reggio hanno infatti scoperto indebite compensazioni fiscali – tra crediti di imposta e debiti tributari – per oltre 2,5 milioni di euro, messe in atto da quattro società. L’inchiesta – che trae origine da specifiche segnalazioni del Nucleo Speciale Entrate della Guardia di Finanza – è stata orientata al riscontro del corretto utilizzo dei crediti d’imposta concessi dallo Stato a fronte dello svolgimento di attività di “ricerca e sviluppo”, così come previsto dall’articolo 2 della Legge del 23 dicembre 2013 numero 145, che rientra in quello che il governo dell’epoca chiamò piano “Destinazione Italia”.

Nel dettaglio, i crediti vengono riconosciuti alle imprese che, indipendentemente da forma giuridica e settore economico in cui operano, effettuano investimenti in attività di ricerca e sviluppo per favorire nuove conoscenze nel proprio ambito operativo o accrescere quelle già esistenti, anche attraverso la sperimentazione di nuove linee di produzione o la modifica delle caratteristiche tecniche e funzionali di un prodotto. L’accesso ai benefici è subordinato alla redazione di una relazione tecnica illustrativa delle finalità progettuali, redatta da un responsabile aziendale appositamente nominato, controfirmata dal rappresentante legale della società e sottoposta a certificazione di un revisore legale.

Dall’indagine tuttavia è emerso che i progetti di ricerca e sviluppo svolti dalle società finite nel mirino della Finanza in alcuni casi difettavano dei requisiti di “novità, creatività, replicabilità e sistematicità” previsti dalla normativa di riferimento. Nei casi più gravi, inoltre, gli stessi progetti sono risultati non essere mai stati svolti rendendo, a tutti gli effetti, “inesistenti” i crediti utilizzati a compensazione dei debiti tributari.

Per i casi più gravi, quattro legali rappresentanti delle società ispezionate sono stati denunciati, dal momento che l’indebita compensazione assume rilevanza penale, superando la soglia di 50mila euro annui.

«L’azione di servizio rientra nella quotidiana attività del Corpo a contrasto dell’evasione fiscale contribuendo alle prospettive di ripresa e di rilancio dell’economia del Paese e favorire una più equa ripartizione del prelievo impositivo tra i cittadini», affermano dalla Finanza. 

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