Gazzetta di Reggio

Reggio

Il Pride colora il centro «In 25.000 in piazza per il diritto di esistere»

Serena Arbizzi
Il Pride colora il centro «In 25.000 in piazza per il diritto di esistere»

Arcigay: «Questa giornata è l’alba di una nuova Stonewall» Vecchi: «Qui celebreremo il primo matrimonio egualitario»

3 MINUTI DI LETTURA





 

Reggio Emilia «I love you, vi amo», grida una residente dal terrazzo di casa ai manifestanti che pochi metri più sotto stanno colorando il centro con un serpentone arcobaleno lungo quasi un chilometro.

L’amore non ha sesso: questo è stato ribadito nel giorno dell’orgoglio, il Remilia Pride che tra balli, canti, unicorni, travestimenti, i carri variopinti da cui volava un po’ di tutto, dai preservativi ai coriandoli, ha inteso affermare che «mai come ora i diritti sono in pericolo e bisogna proteggerli». Ed erano tanti i cartelli in cui veniva citato esplicitamente il Governo di Giorgia Meloni, il «nemico che ha messo in discussione i diritti conquistati», menzionato più volte dal palco di piazza della Vittoria, dove la manifestazione ha raggiunto il suo culmine,

Il caldo torrido non ha fermato i «25.000 manifestanti» secondo il dato dichiarato dagli organizzatori, partiti da viale IV Novembre, di fronte alla stazione storica, che tra applausi e musica a tutto volume hanno attraversato la via Emilia e una buona porzione di via laterali. In testa le istituzioni, a sostegno della manifestazione. Ed è stato proprio il sindaco Luca Vecchi a debuttare sul palco, evocando Nilde Iotti e i martiri del 7 luglio per introdurre il tema della libertà . «Ci prendiamo l’impegno di celebrare il primo matrimonio egalitario, qui a Reggio Emilia, dopo che la prima unione civile d’Italia è stata proprio qui – promette il primo cittadino –. Quello che sta succedendo in questo Paese sulle coppie omogenitoriali per le adozioni è roba da Medio Evo».

L’assessora alle pari opportunità Annalisa Rabitti gli fa eco dichiarando che «l’Italia non è un posto sicuro. Quando i diritti non appartengono a tutti si chiamano privilegi. Dobbiamo lottare per ottenere tutti gli stessi diritti».

Sul palco c’è anche Jacopo Vanzini, vicepresidente di Arcigay Gioconda che ha pagato la sua scelta di essere trans con il licenziamento dalla ditta in cui lavorava in precedenza. Vanzini, sfoggiando la barba glitterata per l’occasione, ha rivelato come nei giorni scorsi si sia tenuto «un incontro tra Arcigay e detenute trans. Il messaggio che ci hanno consegnato è che il mondo è bello perché è diverso e ci hanno chiesto di supportarle con la donazione di beni materiali: nei prossimi giorni lanceremo una raccolta di abiti e scarpe. Chiediamo di donare qualcosa a queste persone che hanno espresso chiaro sostegno alla nostra battaglia. Tornando all’evento siamo molto soddisfatti che nonostante ci siano tanti Pride molti abbiano scelto di partecipare al nostro. L’affluenza è stata oltre le previsioni, siamo rimasti piacevolmente stupiti: grazie a tutti quelli che hanno organizzato il Pride».

Agguerrito l’intervento di Natascia Maesi, presidente nazionale di Arcigay, introdotta dalla drag queen Ava Hangar. «La comunità oggi ha scritto una pagina di storia, ha risposto a una violenza di Stato: questa onda pride è l’alba di una nuova Stonewall – attacca Maesi –. La nostra sessualità è narrata come una minaccia. Vengono considerati contronatura i nostri corpi liberi, perché sono fuori controllo, orgogliosamente dissidenti. Spaventa quello che costruiamo alla luce del sole. Ci ribelliamo ad atti violenti e intimidatori come quelli del ministro Piantedosi, bypassare le aule parlamentari è metodo fascista. Le Procure che hanno impugnato 33 atti di nascita invocano la legge, ma incidono sulla vita di un minore che ogni giorno viene accudito da una madre. Continueremo a difendere la gestazione per altre e altri: dobbiamo chiarire che è nel nostro interesse che le donne che partoriscono per altri non siano sfruttate». l


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google