L’impegno degli artisti sul palco: «Oggi era importante esserci»
Dietro le quinte prima del concerto Italia Loves Romagna. Emma: “Campovolo è un polo delle buone azioni”
Reggio Emilia Hanno intonato un “Romagna mia” a cappella in sala stampa Andrea Bocelli e Gianni Morandi, poco prima di salire sul palco della Rcf Arena. A testimoniare l’amore per una terra martoriata dall’alluvione, ma non piegata nella forza e nella volontà di rialzarsi e per la quale questa canzone della tradizione popolare nelle ultime settimane è diventata un vero e proprio inno a rialzarsi.
È stato un momento di grande complicità e simpatia tra i due artisti, che è sembrato rappresentare lo spirito intero di un evento che ha portato in scena 22 artisti (tra cantanti e presentatori) e mescolato le loro voci in una serie di duetti. Trasformando un evento benefico anche in un grande vivacissimo esperimento musicale, ricco di contaminazioni.
Dopo una lunga giornata di prove e prima dell’orario di inizio tassativo dettato dalla diretta Rai programma per le 20.44, c’è stato il tempo di una riflessione con la stampa. Che per Bocelli è partita proprio da Reggio Emilia. «Forse pochi sanno che ho trascorso da queste parti molti anni della mia infanzia, cinque anni proprio a Reggio Emilia e uno a Bologna. Ho tanti ricordi in fondo al cuore, è stato un periodo bello, ho tanti amici qui. In Emilia come in Romagna ho imparato tante cose, anche il dialetto», ha confidato. Concedendosi in un rimprovero dialettale che, ha detto, gli dicevano le signore che si prendevano cura di lui: «At do un zuk che al mur a te ne da n’altro».
«Da questo popolo ho imparato coraggio, volontà e forza di combattere anche le situazioni più avverse – ha aggiunto – come in questo caso. E siccome sono amico dell’Emilia-Romagna non potevo mancare».
Emozionate per lui esibirsi con Zucchero in Miserere. «La prima volta la feci a Bassano del Grappa quando avevo ancora i capelli neri – ha rivelato – mi sostituivo a Pavarotti. Non sapevo come sarei stato accolto».
Al suo fianco Gianni Morandi, bolognese, e dunque legato a questa terra da un rapporto di sangue, che ha salutato la sala stampa bevendo un calice di vino e divertendosi anche a intervistare con qualche battuta.
«Siamo contenti di essere qua – ha detto poi pensando al concerto – senza fare niente di eroico, facciamo il nostro lavoro, ci divertiamo, stiamo insieme. A quattro emiliano-romagnoli si sono aggiunti una serie di artisti straordinari».
«Speriamo di dare un contributo – ha aggiunto – cosa sarebbe la vita senza la musica? Ma se riusciamo a far fare un mezzo sorriso a persone in difficoltà e se riusciamo a raccogliere qualche milione di euro, allora era giusto farlo».
Emma era qui anche un anno fa, per il concerto delle donne, un altro evento benefico che ha avuto come cornice l’Arena di Reggio Emilia. Stavolta è tornata per la Romagna, dimostrando ancora una volta di essere un’artista che non si tira indietro quando la causa è aiutare gli altri. «Sono contenta di essere qui perché Campovolo è diventato un polo delle buone azioni – ha sottolineato – Sono stata qui con “Una nessuna centomila” e abbiamo raccolto fondi per importanti realtà. In Romagna ci sono persone che hanno perso tutto, che hanno bisogno di aiuto. L’Italia è un paese meraviglioso, ma a volte su certe cose va a rilento».
«Era necessario essere qui – sono state le parole di Max Pezzali – È stato un lavoro straordinario, per organizzare l’evento in poco tempo per stare vicino alla popolazione colpita dall’alluvione. È un onore partecipare». Da Elodie poche parole «perché – ha detto – l’unica cosa da dire oggi è che è importante esserci». l
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