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«Ho raggiunto Alessio in profondità con grande fatica l’ho portato a riva»

Andrea Vaccari
«Ho raggiunto Alessio in profondità con grande fatica l’ho portato a riva»

Il fratello: «È morto tra le mie mani, gridavo aiuto nell’indifferenza generale»

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Brescello «Mio fratello è morto tra le mie mani». È drammatica e toccante la testimonianza diretta di Mirko Manfredini, fratello di Alessio, il 25enne di Brescello che sabato pomeriggio ha perso la vita a Sirmione mentre stava facendo il bagno nel lago di Garda.

Attimi lunghissimi e concitati durante i quali Alessio, dopo aver inizialmente fatto capire che stava andando tutto bene, si è inabissato senza più riemergere. Nel ripercorrere quanto accaduto, Mirko non trattiene la commozione e tiene molto a fornire la propria versione dei fatti.

«Sono io che ho riportato a riva mio fratello – sottolinea – dopo che io e il nostro amico Osama (un ragazzo di Brescello legato da una profonda amicizia con i Manfredini, ndr) gridavamo aiuto nell’indifferenza generale. Solo un signore con la moglie si sono prestati a darci inizialmente una mano, e poi una giovane bagnina. Mi sono invece infuriato con l’operatore della Guardia costiera a bordo della moto d’acqua, rimasto immobile».

Mirko Manfredini ripercorre con precisione gli attimi che hanno preceduto la tragedia.

«Alessio – racconta – era andato sott’acqua, per poi risalire. Gli avevo chiesto se ce la facesse, e lui mi ha risposto di sì, facendo un cenno con la mano. Mi sono voltato per un secondo, e quando mi sono girato non c’era più. Io e Osama abbiamo cercato di raggiungerlo e, intanto, chiedevamo aiuto. Lo abbiamo anche ripreso, ma poi ci è sfuggito. A quel punto sono stato io che l’ho raggiunto a diversi metri di profondità. Vederlo così immobile è stata una bruttissima sensazione. Poi, con grande fatica, l’ho portato sulla terraferma, dove lo abbiamo adagiato su un gonfiabile predisposto dalla bagnina. Qui c’era anche un medico, che ha provato più volte a rianimare Alessio. Il tutto, ribadisco, con la Guardia costiera che stava a guardare».

Il dramma si è consumato nella spiaggia Giamaica, una delle più belle e conosciute della località gardesana, meta ogni anno di tantissimi turisti italiani e stranieri.

Sabato i tre ragazzi avevano scelto di trascorre una giornata in acqua, visto il gran caldo, e hanno optato per una destinazione tra le più conosciute. Alessio, una volta riportato a riva, era in condizioni disperate, ma ancora vivo. Ed è stato trasportato d’urgenza all’ospedale di Desenzano mentre, nel frattempo, alla spiaggia erano giunti anche i soccorritori a bordo dell’idroambulanza della Croce Rossa. «Nessuno – continua Mirko, che ieri era ancora in terra lombarda per definire alcune questioni burocratiche legate al decesso del fratello – mi ha portato all’ospedale per raggiungerlo. Io e Osama ci siamo dovuti arrangiare con la nostra macchina e, una volta che siamo arrivati là, ci è stato comunicato che Alessio non ce l’aveva fatta. Cos’è successo? Non so, Alessio non era un grande nuotatore, ma sapeva cavarsela. Anche se era più grande di me, l’ho sempre seguito, e posso dire di averlo cresciuto. Ho cercato di essere il punto di riferimento della famiglia. Mi mancherà tantissimo».

La notizia della morte del 25enne si è sparsa con rapidità sabato a Brescello, dove in suo ricordo è stato osservato un minuto di silenzio prima dell’inizio della serata del Festival del cinema, su indicazione del sindaco Carlo Fiumicino. Sull’episodio avvenuto a Sirmione, intanto, indagano i carabinieri della stazione locale, che stanno cercando di ricostruire i dettagli dell’annegamento del giovane brescellese.l


 

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