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Le famiglie arcobaleno sul palco: «Lotteremo in tribunale e fuori»

Serena Arbizzi
Le famiglie arcobaleno sul palco: «Lotteremo in tribunale e fuori»<br>

La storia di Simone e Giuseppe: «Essere qui è un atto politico»

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Reggio Emilia «Quello che ci unisce è l’amore per i nostri figli e verso un Paese che non ci vuole riconoscere: lotteremo per loro e per tutti gli altri».

È stato uno sfogo con il cuore in mano, quello delle famiglie arcobaleno reggiane, ben riconoscibili dalla maglietta rosa, che ieri sono salite sul palco del Remilia Pride. Uno sfogo condito da un moto di ribellione verso la decisione di impugnare gli atti di nascita nell’ambito di famiglie omogenitoriali.

«Come prima cosa rivolgiamo un grande abbraccio e un pensiero a tutte quelle famiglie che si sono viste impugnare dalla Procura il riconoscimento genitoriale e adesso dovranno fare una grande battaglia – spiega l’attivista Fabiana Montanari –. Anche io sono una mamma, ciò che ci unisce è l’amore per i nostri figli e verso un Paese che non ci vuole riconoscere. In questi mesi hanno paragonato le nascite dei nostri figli alla pedofilia. E lo hanno detto persone delle istituzioni, che dovrebbero tutelarci. Siamo arrabbiatissime, continueremo a lottare dentro e fuori i tribunali perché le nostre battaglie sono di tutte e tutti. Non siamo gente strana: siamo essere umani. L’articolo 3 della Costituzione ci dovrebbe già tutelare, ma non succede. Un appello ai partiti politici: questo è il momento di lottare con noi. Prendetevi la responsabilità di tutelare i nostri figli e le nostre figlie».

Il Pride è una grande storia collettiva e ognuno dei partecipanti ha la propria da raccontare. «Essere qui è un atto politico, mai come in questo periodo bisogna esserci anche e soprattutto per chi non può e non può far serie la propria voce – dicono Giuseppe Nuzzi, 26 anni, bolognese, e Simone Friggeri, 25, reggiano –. Dobbiamo essere visibili quando si vorrebbe che noi fossimo invisibili».

Giuseppe ha fatto coming out lo scorso anno, «ma sapevo da sempre da di essere gay. Non potevo più nascondermi perché era come vivere due vite. Era ora di fare questo passo e ho colto l’occasione da un input arrivato dai miei. Temevo la loro reazione ma non c’è stata. Ora mi sento più leggero».

Il coming out di Simone risale, invece, a inizio università «anche se lo sapevo da prima. Mia mamma, (Paola Bertani, ndr), è qui con noi oggi e ne siamo molto felici».

Non è mancato il sostegno di Dario De Lucia, consigliere comunale, sceso in piazza con tutta la famiglia. “È il primo Pride per mio nipote, ci ha chiesto di partecipare in sostegno di un suo amico che ha due mamme, sono fiero di lui. Stiamo qui a parlare di falsa teoria del gender senza capire che le giovani generazioni sono più avanti e che l’uguaglianza tra persone gay e etero alla fine arriverà». l

S.A.

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