Assemblea Generale di Unindustria in Appennino: «La diga di Vetto è irrinunciabile»
Per la prima volta l’assemblea degli industriali si è svolta nel nostro Appennino. La presidente Anceschi: «Lavorare insieme per creare un mondo sostenibile»
Castelnovo Monti “Sostenibilità” è l’imperativo categorico della nuova economia, spesso declinato nelle molteplici forme dell’informazione più attenta all’immagine che alla sostanza delle cose. Roberta Anceschi, presidente di Unindustria Reggio Emilia, nell’introdurre la prima assemblea del sodalizio convocata in montagna prende le distanze da chi ne fa solo uno strumento pubblicitario. «A muoverci – spiega – non è quella sub cultura green che si avvia a diventare mainstream attraverso una retorica che confonde la comunicazione con i contenuti. Le nostre motivazioni sono molto più ragionate e dunque profonde».
A partire dalla diga di Vetto, per la quale avevano già dichiarato un impegno prioritario, gli industriali reggiani allargano la strategia al di là dell’orizzonte aziendale. «La questione – sottolinea la loro portavoce – non è far diventare la propria azienda più o meno sostenibile, bensì lavorare convintamente per concorrere alla creazione di un mondo sostenibile». Ne è un presupposto indispensabile la sinergia con chi amministra il territorio, non solo con il sindaco di Castelnovo Monti, Enrico Bini (ieri assente per motivi familiari, al suo posto il vicesindaco Emanuele Ferrari), con la Comunità montana e con il presidente del Parco dell’Appennino tosco emiliano Fausto Giovanelli, che concorrono al progetto “La montagna del latte”. Interlocutori fondamentali sono anche la Regione, che tre anni fa predispose il Patto per il Lavoro e il Clima, e il governo, a cui si deve la Strategia Nazionale per le Aree Interne avviata con successo nel 2014. Roberta Anceschi insiste, a tale proposito sulla «ormai irrinunciabile diga di Vetto, che dovrà essere una realizzazione pensata non per soddisfare le esigenze attuali, bensì quelle delle generazioni future».
Unindustria Reggio Emilia, attraverso il vicepresidente vicario, Savino Gazza, è impegnata, insieme ad altre associazioni di categoria, a promuovere la migliore soluzione possibile. «Mi riferisco – dice Anceschi – a quella capace di garantire, nei prossimi decenni di incertezza climatica, adeguate risorse idriche a una miriade di comunità di ogni dimensione, a un territorio agricolo tra i più pregiati del mondo e ai nostri distretti industriali di classe mondiale. Vetto non deve diventare il sinonimo di una inutile polemica, bensì una moderna infrastruttura pensata e costruita con oculatezza e lungimiranza a vantaggio di tutti».
Intanto gli imprenditori sono chiamati a «uscire dagli schemi che ci hanno accompagnato negli ultimi decenni». L’industria 4.0 ha puntato essenzialmente sulla trasformazione digitale. Ora, secondo Roberta Anceschi, si impone la necessità di una «rivoluzione discreta» all’insegna della sostenibilità, basata su «nuove idee, nuovi materiali, nuove produzioni, nuovi servizi e nuovi imprenditori».
«Le imprese non possono stare ferme: devono rispondere alla discontinuità cercando di anticiparne gli esiti, creando opzioni e soluzioni per il cambiamento, riconfigurando, per quanto possibile, le proprie risorse».
Anche per questa ragione Unindustria ha scelto di salire in montagna con tre motivazioni principali. «La prima – chiarisce la presidente – è la consapevolezza che il sistema industriale reggiano ed emiliano rappresentano ormai un punto di riferimento mondiale in numerosi settori del made in Italy. È una forza competitiva che ci carica di responsabilità. La seconda è data dal convincimento che la sostenibilità è il principale agente di innovazione e sviluppo del prossimo ventennio, così come il digitale lo è stato per quello precedente. La terza motivazione, infine, si fonda sul fatto che l’Appennino reggiano ha sviluppato qualche cosa di assolutamente originale».
Roberta Anceschi si riferisce principalmente ai risultati positivi della Strategia Nazionale delle Aree Interne. La definisce un «percorso partecipato capace di produrre una visione prima e una prassi poi, nelle quali la sostenibilità e la centralità della persona sono diventate il nuovo e condiviso paradigma di riferimento».
«Conciliare attività millenarie – precisa – come l’allevamento del bestiame e la produzione casearia, con la modernità globale e connessa non è stato certamente un esercizio facile. Qui, strada facendo, si sono create le premesse per mantenere quel radicamento umano indispensabile per dare un futuro a qualsiasi comunità. Fare della sostenibilità la cifra distintiva di una politica di sviluppo territoriale, nata dal basso, ha rappresentato poi un vero e proprio balzo in direzione della nuova modernità». Così è nata, a suo parere, «una visione ecosostenibile che ha investito non solo i caseifici, ma anche le aziende, comprese quelle della meccatronica celebrata due mesi fa dal Presidente Mattarella, nonché le realtà scolastiche locali diventate l’asse portante di una strategia di sviluppo che crede e investe nel capitale umano e, dunque, nei giovani e nell’occupazione femminile. Lo status di Green Community, da poco acquisito, rappresenta l’esito non solo di una oggettiva condizione ambientale, ma anche e soprattutto, di una vocazione costruita pazientemente e intenzionalmente nel corso degli anni. Unindustria Reggio Emilia ha seguito con attenzione l’impegno e l’evoluzione della sua montagna».
Volgendo lo sguardo alla Regione, invitata a concludere l'assemblea con un intervento di Vincenzo Colla, assessore alla Green Economy, Roberta Anceschi ha sottolineato la rilevanza di due elementi di novità: «Il primo – ha detto – è l’annunciata nascita a Bologna di una sede della United Nation University, dedicata all’Intelligenza Artificiale e al cambiamento climatico. La seconda è data dal Protocollo di intesa che tra poco sottoscriveremo. Un accordo la cui importanza non è solo nei suoi contenuti innovativi, ma anche e soprattutto nelle sue implicazioni sociali e culturali». l
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