Concorso in associazione mafiosa, indagati due ex sindaci di Brescello
Concluse le indagini a carico di Giuseppe Vezzani e di Marcello Coffrini
Reggio Emilia L’indiscrezione circolava da qualche tempo, ma la conferma è arrivata solo ieri: gli ex sindaci di Brescello Giuseppe Vezzani, 55 anni, e il successore Marcello Coffrini, 52 anni, sono indagati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa.
Secondo gli atti, firmati dal pm Dda Beatrice (che ha sostenuto l’accusa in tutti i processi per ’ndrangheta nel Reggiano) e dal procuratore Dda Giuseppe Amato, entrambi gli ex sindaci avrebbero messo in atto «un sistematico asservimento dei propri incarichi e del proprio ruolo politico agli interessi della ’ndrangheta, contribuendo concretamente al rafforzamento, alla conservazione e alla realizzazione degli scopi del sodalizio ’ndranghetistico emiliano anche nei momenti di grave difficoltà dovuti al contrasto che le forze dell’ordine e l’autorità giudiziaria, le istituzioni e la società civile attuavano». Fatti «commessi in Brescello e in provincia di Reggio Emilia dall’anno 2004 al maggio 2014».
L’attuale inchiesta deriva da una rivalutazione dei documenti difensivi dei Grande Aracri padre e figlio, difesi in Grimilde dall’avvocato Antonio Piccolo. Tra le argomentazioni difensive del fratello del boss Nicolino c’era lettera recapitata a casa a tutti i brescellesi nel 2009 in cui Vezzani negava l’esistenza della ’ndrangheta (Francesco Grande Aracri intercettato: «Sai dove l’ho appiccicata io? Alla porta dell’ufficio di Paolo… Ma possibile che solo io ho conservato questa lettera di 5mila persone? È molto importante, che non è vero che c’è questa porcheria di mafia») e la manifestazione in piazza post consiglio comunale del 29 settembre 2014 di Coffrini che scendeva a ringraziare nonostante i consiglieri lo avvisassero della presenza di sostenitori “controindicati” (sempre Francesco in dibattimento in Grimilde: «Sì è vero, i miei figli erano in prima fila per manifestare in “Noi contro le mafie”, tutti i quotidiani l’hanno pubblicato, noi finché il buon Dio non ci chiama lo gridiamo al mondo intero che combattiamo la sporca mafia»).
A questi atti della difesa si sono poi unite come fonte di prova la relazione per lo scioglimento del Comune di Brescello del 9 dicembre 2015, sentenze in atti Edilpiovra, Aemilia, Grimilde, le dichiarazioni del pentito di Aemilia Giuseppe Giglio, intercettazioni mirate della Squadra Mobile, il filmato integrale della web tv Corto circuito, l’osservatorio sulla criminalità organizzata report su Brescello del 2018 e la vicenda delle minacce alla consigliera leghista Katia Silva, con le sommarie informazioni testimoniali da lei rese nel 2021.
Una rilettura dell’esistente dunque, un riutilizzo delle tesi difensive dei condannati come arma per arrivare al “secondo livello”: quello politico. Per la Dda, Vezzani (successore di Ermes Coffrini padre), eletto dal 2004 al 2009 nella lista civica Insieme per Brescello, e Marcello Coffrini, eletto nella medesima lista civica Insieme per Brescello per due mandati (dal 2009 al gennaio 2016, quando è costretto a dimettersi) avrebbero agito «nell’ambito di una continuità politica», avendo retto l’ente «per almeno un decennio».
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