Processo Affidi, «Il sindaco Carletti voleva aiutare le vittime di abusi»
Una testimone ha parlato della struttura di cura e assistenza prevista a Bibbiano: «Il primo cittadino era lì per capire cosa fare concretamente sul tema dei disagi»
Reggio Emilia Il sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti, partecipava alle riunioni per la realizzazione di una struttura per le vittime di abusi, in virtù di un impegno concreto «nelle iniziative a favore di questi bambini potenzialmente vittime di questi abusi». Lo ha dichiarato ieri in aula Lorenza Rossi, nell’ambito del processo “Angeli e demoni” sui presunti affidi illeciti in Val d’Enza. Rossi è stata convocata dalla Procura in qualità di referente di una società che costruisce strutture in legno. Nel corso dell’udienza si è parlato delle riunioni, alle quali prendevano parte anche Claudio Foti e Nadia Bolognini, sul progetto di realizzare una struttura dedicata a ragazzini o bambini vittime di abusi, per lo svolgimento del servizio di cure e, quindi, di psicoterapia. Questa struttura avrebbe dovuto sorgere a Bibbiano e, pertanto, il sindaco Carletti qualche volta prendeva parte alle riunioni.
A domanda specifica, la testimone ha risposto che Carletti era impegnato sul tema della tutela e delle iniziative a favore dei bambini potenzialmente vittime di abusi. La Procura ha posto il quesito della partecipazione del primo cittadino a queste riunioni nonostante non ci fosse una gara d’appalto.
«Questa era una ipotesi che avrebbe potuto essere sperimentata rispetto al progetto, ma riguardava gli aspetti amministrativi – spiega l’avvocato Giovanni Tarquini, difensore del sindaco di Bibbiano –. La testimone ha dichiarato che Carletti era concreto perché era lì per capire cosa si poteva fare sul tema dei disagi. Poi si sarebbe dovuto trovare il modo corretto per farlo che avrebbe potuto contemplare più ipotesi, come una onlus, una fondazione, raccolte fondi, ma tutto alla piena luce del sole. Quelle non erano riunioni clandestine».
Ieri in aula è stato ascoltato anche il luogotenente Francesco Cocchi, carabiniere alla polizia giudiziaria della Procura. Cocchi ha raccontato delle indagini svolte in merito a un episodio che si sarebbe verificato a Gattatico anni fa. Qui, alla sala polivalente, un uomo avrebbe manifestato pubblicamente la volontà di rapire la nipote, allontanata dalla famiglia.
Ha deposto davanti al giudice anche l’assistente di polizia locale Fernando Rocchi, il quale ha illustrato un episodio verificatosi il 24 marzo 2017 ai servizi sociali. Quel giorno Rocchi è intervenuto insieme ai colleghi dopo chela centrale operativa li aveva avvertiti di un problema con gli assistenti sociali. Una volta arrivati sul posto, hanno trovato Federica Anghinolfi che stava urlando. Secondo il testimone, avrebbe detto: «È arrivata la mia polizia», e avrebbe indicato di arrestare un uomo che in quel momento si trovava dentro l'ufficio. L’agente ha rifiutato di arrestare quell’uomo perché, ha dichiarato davanti al giudice, quell’uomo non aveva toccato nessuno. Alla polizia locale è stato poi spiegato che la famiglia era stata allontanata da quell’uomo, ma lui, nonostante la situazione di tensione, non avrebbe toccato nessuno ai servizi sociali, quindi non sarebbero esistiti i presupposti per l’arresto.
Nel corso dell’udienza di ieri si è anche affrontato il tema della macchinetta dei ricordi tramite la testimonianza del consulente Michele Vitiello. l
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
