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Il conto salato

Alluvione, l’agenda del commissario per risollevare l’Emilia-Romagna

Alice Benatti
Alluvione, l’agenda del commissario per risollevare l’Emilia-Romagna

Ci sono strade, frane e argini da sistemare urgentemente per quasi 2 miliardi. Ma la lista dei danni totali ammonta a 9 miliardi e i lavori rischiano lo stop

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Per risollevare l’Emilia-Romagna dall’alluvione che l’ha devastata nella prima metà di maggio, il governo ha scelto l’alpino che ha salvato l’Italia dal Covid, l’uomo per cui l’allora premier Draghi silurò Arcuri. Se per 50 giorni la nostra Regione ha dovuto fare da sè, ora toccherà a Francesco Paolo Figliuolo prendere in mano la situazione e gestire i soldi (appena finalmente arriveranno) necessari a rialzarla. Il bilancio più aggiornato parla di quasi 9 miliardi di euro di danni. Peccato che, ad ora, all’Emilia-Romagna siano arrivati soltanto 30 milioni. Briciole – a confronto delle necessità reale – che fino ad oggi hanno costretto i Comuni ad andare avanti da soli. Al momento ci sono cantieri in corso per 521 milioni di euro e altri saranno da realizzare con urgenza, entro i prossimi nove mesi, per altri 574 milioni. Ma il timore che presto possano fermarsi attraversa con sempre maggiore insistenza i sindaci e i presidenti delle Province alluvionate, che all’esecutivo indirizzano un appello unanime: «Servono i soldi, non c’è più tempo».

Per argini, strade e frane ci sono quasi 2 miliardi di euro di interventi da realizzare. Le aziende agricole contano perdite per oltre 1,1 miliardi, come ha riportato ieri la Coldiretti regionale. «Rapidità ed efficienza nella gestione delle risorse e nella distribuzione degli aiuti sono fondamentali per la rinascita delle imprese agricole così duramente colpite dalla furia delle acque con danni sui raccolti, le strutture e i macchinari» sottolinea il presidente della Coldiretti Ettore Prandini. Ai danni alla produzione agricola, in un territorio che conta 21mila aziende agricole e allevamenti, si aggiungono quelli a strutture, serre, edifici rurali, stalle, macchinari e attrezzature perse. «Senza contare la necessità di bonificare i terreni e ripristinare la viabilità nelle aree rurali con frane nelle aziende e lungo le strade» evidenzia l’associazione, che chiede di «tagliare i tempi della burocrazia per fare arrivare il più in fretta possibile gli aiuti alle famiglie e alle imprese colpite dall’alluvione». In Romagna ci sono ancora migliaia di sfollati e, sul fronte casa, proprio ieri l’assessora regionale alle politiche abitative Barbara Lori ha chiesto al ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, di ripristinare il Fondo per l’Affitto e quello per la morosità incolpevole, non più previsti nell’ultima Legge di Bilancio. «A seguito dei gravissimi eventi alluvionali del mese di maggio- ha affermato Lori- c’è il rischio concreto che molte famiglie si trovino in difficoltà nel pagamento dei canoni degli alloggi di Edilizia residenziale pubblica e sociale. Servono urgentemente misure di sostegno per mantenere il diritto all’assegnazione di una casa».

L’assessora ha poi ricordato che la Regione si è attivata «per essere concretamente vicini alle tante famiglie che hanno perso la loro abitazione o hanno subito danni gravissimi, adottando misure come quella per la rinegoziazione degli affitti e stanziando un milione di euro aggiuntivo dal bilancio regionale per il ripristino e la riassegnazione degli alloggi Erp sfitti», ma che «di fronte alla situazione drammatica che stanno vivendo i nostri territori, servono urgentemente misure e risorse a livello nazionale». L’alluvione, che ha coinvolto 160 Comuni in sette province, ha provocato 150mila tonnellate di rifiuti straordinari per cui si è reso necessario un intervento della Regione pari a 70 milioni di euro. Oltre il doppio di quanto ricevuto finora dallo Stato. Ieri, a margine della presentazione del Festival del lavoro, commentando la nomina di Figliuolo a commissario per la ricostruzione post-alluvione, l’assessore regionale allo Sviluppo economico Vincenzo Colla non ha fatto proprio i salti di gioia. «Avevamo un disegno strategico diverso, volevamo metterci la faccia per rispondere anche di cosa avremmo fatto in quei territori» ha spiegato. «Attenzione, però, non è che c'è Mandrake lì, non arriva un salvatore della patria. L'idea di centralizzare e non decentrare è un tema vero». 

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