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I senegalesi in corteo: «Nel nostro Paese dittatura e morti»

Serena Arbizzi
I senegalesi in corteo: «Nel nostro Paese dittatura e morti»<br>

I manifestanti: «Il mondo deve alzarsi e reagire»

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Reggio Emilia «Il nostro Paese, il Senegal, sta attraversando uno dei periodi più difficili di sempre. Ci sono dei morti e anche noi sappiamo che quando torneremo lì, ci rinchiuderanno direttamente in prigione». Sono scesi in piazza, ieri pomeriggio, per dare vita a una manifestazione con corteo da piazza Secchi a piazza della Vittoria, i senegalesi di Reggio Emilia: l’obiettivo è quello di accendere i riflettori sulle tragedie che si stanno consumando nel loro Paese d’origine.

Le rivolte che da inizio giugno vanno avanti contro il presidente Macky Sall hanno già fatto cadere 16 vittime, provocato 350 feriti e 500 arresti. Il Senegal è sull’orlo della guerra civile: molti negozi vengono sabotati e distrutti, le barricate sono all’ordine del giorno nella capitale Dakar e le famiglie hanno paura a uscire di casa.

«I mezzi di comunicazione in Senegal non possono raccontare la verità, mostrano soltanto le cose positive – continuano gli organizzatori della manifestazione di ieri pomeriggio, vicini al partito politico Pasteef –. L’unica emittente televisiva che raccontava con coraggio cosa stava accadendo, è stata boicottata. Il Governo va a casa a prendere la gente perché è vietato dissentire. E anche noi temiamo per la nostra incolumità. Noi vogliamo alzare la voce per fare sapere a tutti che cosa rischiamo e cosa sta succedendo. Non può passare sotto silenzio il dramma dei nostri fratelli che sono rimasti in Senegal e non possono nemmeno uscire di casa senza il timore di essere un bersaglio. Il mondo deve alzarsi e reagire subito». l




 

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